martedì 17 marzo 2009

off topic*: cinema; "gran torino" di clint eastwood

Di Diego Del Pozzo

L'altra sera sono andato a vedere "Gran Torino", il nuovo film di Clint Eastwood. Ebbene, che dire se non che si tratta certamente del capolavoro definitivo di questo sempre più straordinario autore cinematografico?
Secondo me, infatti, questo può essere considerato legittimamente come il film che chiude il cerchio del cinema eastwoodiano e che trasforma, una volta e per sempre, l'originario tema della vendetta - praticatissimo nei suoi western e nei thriller dei decenni Sessanta e Settanta - in una laicissima pietas, nell'intima volontà di riscattare se stessi con un atto finale e assoluto di amore verso il prossimo e di fede nei confronti del futuro e di coloro che dovranno-potranno costruirlo. Laicissima pietas che si rifà a una religiosità lontana dai dogmi e dai riti ufficiali e che, piuttosto, va intesa come capacità inesausta di guardare dentro se stessi, nel buio della propria anima, trasformando, infine, le proprie debolezze in punti di forza e i propri pregiudizi in comprensione e condivisione non "buoniste" ma intimamente sentite e alimentate dalle esperienze che hanno forgiato corpo e spirito lungo un'intera vita.
Il settantottenne Eastwood si avvicina, ormai, a questi temi con una delicatezza che ha saputo sviluppare nel corso di una carriera senza eguali, che a partire dagli anni Novanta lo ha visto letteralmente rinascere: nell'autunno della sua vicenda esistenziale, infatti, ha saputo colorare di tonalità autunnali tutto il suo cinema recente, da considerarsi come unico e coerente ripensamento (crepuscolare) del proprio corpus filmico e, al tempo stesso, del Paese (gli Stati Uniti d'America) nel quale esso si è sviluppato e al quale esso si è così a lungo dedicato.
La messa in scena di questi temi ricorrenti - si vedano, per esempio, "Un mondo perfetto", "Mystic River", "Million Dollar Baby" - avviene, come sempre, all'insegna di una classicità scarna ma regale, che lo ricollega idealmente alla grande scuola degli Hawks e dei Ford, per certi versi superandone addirittura gli esiti poetici, in particolar modo per ciò che concerne la costruzione di personaggi indimenticabili come quest'ultimo, l'operaio in pensione ed ex reduce della Corea Walt Kowalski, capace di aprirsi, quasi al termine della sua parabola esistenziale, all'alterità e alla comprensione della diversità, superando i pregiudizi di una vita intera e lasciandosi "contaminare" dall'indubbia ricchezza del confronto con un'espressione culturale diversissima dalla sua.
E' un personaggio, questo Walt Kowalski, che - come il film nel suo complesso, in rapporto alla filmografia dell'autore - rappresenta, a sua volta, la summa dell'intera carriera attoriale eastwoodiana, incarnandone in tal modo l'evoluzione tematica dai giustizieri spietati degli anni Sessanta e Settanta fino alle figure crepuscolari dell'ultimo quindicennio (da "Gli spietati" in poi): non a caso, Clint ha scelto proprio questo ruolo - quello di un uomo forse già morto all'inizio della pellicola, un autentico dead man walking - per congedarsi dal grande schermo almeno come attore. D'ora in poi, infatti, proseguirà unicamente - speriamo ancora per molto tempo - la carriera registica.
Sempre a proposito del Kowalski di "Gran Torino" - è il nome della "mitica" Ford che si vedeva anche nella serie tv di "Starsky & Hutch" e che qui il protagonista elegge a proprio feticcio - mi piace sottolineare, ancora, gli straordinari e raffinatissimi parallelismi esistenti tra questo personaggio e quello che Eastwood interpreta nell'altrettanto dolente e misticheggiante "Million Dollar Baby": in entrambi i casi, infatti, sono messi al centro della scena nient'altro che due amarissimi "padri manca(n)ti", capaci di atti d'amore "definitivi" verso coloro che, alla fine, scelgono come i loro veri figli; quei figli che, durante le rispettive esistenze, non hanno mai voluto/saputo (ri)conoscere e amare come, in realtà, avrebbero voluto/potuto fare.
In extremis, però, anche questi due uomini, così apparentemente duri perché incarogniti dalle miserie della vita, scopriranno in se stessi la capacità di amare in modo assoluto, in un caso offrendo quel riposo che le convenzioni sociali continuavano a negare e nell'altro caso donando il proprio corpo come laica eucaristia foriera di salvezza.
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* "Off Topic" è il nome di questa nuova rubrica, che sarà dedicata a tutto ciò che è "fuori argomento" ("off topic", appunto...) rispetto al calcio. In questa rubrica, dunque, affronterò tutte le altre mie passioni: dal cinema alla musica, dai fumetti agli altri sport...

7 commenti:

  1. Sono convinto anch'io che Gran Torino sia uno splendido esempio di sintesi artistica del percorso eastwoodiano, e anche a me il film pare intriso di una "laicissima pietas". Nel mio blog - www.nurserymind.blogspot.com - avevo scritto che si tratta di un "(un)religious movie"; una sorta di requiem mozartiano. I rapporti tra i personaggi di Gran Torino e quelli di Million Dollar Baby sono molteplici. Analogo, ad esempio, è l'incontro/scontro tra il personaggio principale e la Chiesa, mi pare che il succo di queste complicate interazioni sia: se la religione non è in grado di sollevarci dai nostri mali terreni o dai nostri tormenti interiori, allora a cosa diavolo servono i preti? Possiamo andarcene dritti all'inferno anche da soli!
    E' il lucido, intelligente e furente cinismo estwoodiano che torna a sorprenderci ad ogni nuovo film. Però io dal vecchio zio Clint mi aspetto ancora gradite sorprese.
    Suggerisco a tutti di procurarsi una copia originale (non doppiata) del film: la voce di Clint, da sola, vale la visone di questo film: una voce che sembra aver scalato le rocce dell'Inferno per raccontarci la vita oltre la morte.
    Splendidamente inquietante!
    Vincenzo Esposito

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  2. Veramente un bellissimo film. Il regista migliora con l'età.

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  3. Non una parola fuori posto sia nel tuo commento che nel film, che gira come un orologio svizzero fino alla degna conclusione di sacrificio e speranza da parte di un magnifico Clint; spero anch'io che ci proponga ancora tante di queste perle.
    Senatore

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  4. Complimenti, bellissima recensione.
    La laicissima e umanissima pietas di Clint rivela una visione della morte tutta incentrata sulla vita, sulle umane, finite e "plurali" esistenze di ciascuno. Straordinaria la delicatezza del regista nel tratteggiare la psicologia del protagonista.
    Perchè "Off Topic" non diventa un nuovo blog?

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  5. Caro anonimo, l'idea di un nuovo blog intitolato "Off Topic" è davvero bellissima. Ma da solo come faccio a gestire entrambi i blog con la cadenza quotidiana che assicuro a questo? Comunque, vedrò di ingegnarmi...

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  6. Claudio Bovino20 marzo 2009 00:32

    il film non l'ho ancora visto, ma la bellissima recensione è un invito a cui non si può dire di no, complimenti!

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  7. film dell'anno, senza dubbio!

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