domenica 31 luglio 2011

ligue 1: i soldi del paris saint-germain shockano la francia

Di Alberto Mattioli
(La Stampa - 30 luglio 2011)

E otto. Dopo Gameiro, Matuidi, Ménez, Douchez, Bisevac, Sissoko e Sirigu, il neodirettore sportivo Leonardo porta al Paris Saint-Germain anche l'argentino del Palermo, Javier Pastore. L'ultimo botto è quello più rumoroso. L'annuncio ufficiale è arrivato ieri: per vincere l'asta con Chelsea e Milan, il Psg ha messo sul piatto 42 milioni di euro. Mai una squadra francese aveva pagato tanto un calciatore. Pastore, che firmerà per 5 stagioni, di milioni ne intascherà quattro e mezzo l'anno. Finora lo shopping del Psg è costato ai nuovi padroni del Qatar, che non hanno evidentemente problemi di liquidità, circa 82 milioni, nuovo record per il mercato locale (quello precedente apparteneva all'Olympique Lyonnais che, nel 2009, ne spese 72 per Lisandro, Bastos, Gomis e Cissokho).
Per il calcio francese, meno spendaccione del nostro, attento a valorizzare i vivai, apostolo del fair play finanziario predicato anche dal suo più illustre rappresentante, il presidente dell'Uefa Michel Platini, è una rivoluzione simile a quella che fu, dall'altra parte delle Alpi, l'avvento di Berlusconi. I giornali non sanno se gioire o scandalizzarsi. Le Parisien, le cui pagine sportive raccontano tutto il Psg minuto per minuto, commenta con Hallucinant!. La nouvelle vague ha un nome: Leonardo. I francesi in generale e i tifosi del Psg in particolare ne vanno pazzi.
Intanto, Leonardo era stato a Parigi da giocatore per un'unica memorabile stagione (qui, in una foto d'epoca), finita in gloria il 27 agosto 1997 con un reboante 5-0 alla Steaua Bucarest, quindi il suo ritorno sembra quello del figliol prodigo. Ma poi i francesi adorano i calciatori che oltre al pallone sanno maneggiare anche i congiuntivi. E Leonardo è capace di farlo in sei lingue: oltre alla sua, lo spagnolo, l'italiano, l'inglese, il francese e il giapponese. Oltre le gambe c'è di più. Colleghi e commentatori si estasiano perché il brasiliano a Parigi frequenta musei e teatri: "E' tutt'altro che un idiota - spiega Jean-Michel Moutier, direttore sportivo del Psg dal 1991 al 1998 -. Ama coltivarsi". Piace che piaccia alle donne ("E' un po' il genero ideale, uomo di classe, calmo e caloroso", stavolta a parlare è l'ex compagno di squadra Benoit Cauet), ma anche che abbia fondato insieme all'amico Rai un'associazione caritativa per i ragazzini delle favelas. Insomma, Leonardo entusiasma i francesi di oggi quanto il suo omonimo da Vinci quelli di ieri. La Leonardo-mania è così forte da aver contagiato anche il primo tifoso del Psg e di Francia. "Leonardo è la classe assoluta": Nicolas Sarkozy ha approvato così il gran ritorno a Parigi. Ma pare che non gli sia estraneo. Secondo Jean-Michel Aulas, presidente dell'Olympique Lyonnais, l'arrivo dei qatariani e, a ruota, di Leonardo "si è fatto con la benedizione del Presidente della Repubblica". Di più Aulas non ha detto: misteri della fede calcistica.
Di certo, la costruzione del nuovo Psg va avanti a un ritmo indiavolato. L'arruolamento di Pastore è un grande successo di Leonardo che, 48 ore prima di lui, ha comprato dal Palermo Salvatore Sirigu prendendo due piccioni con un portiere: Sirigu è uno dei migliori amici di Pastore e il numero uno titolare, Nicolas Douchez, è attualmente infortunato. I rivali sono spaventati ma cercano di non farlo vedere. L'allenatore del Lilla campione di Francia, Rudi Garcia, spiega che "è bene che il Psg chiami dei grandi giocatori in Ligue 1. La L1 ne ha bisogno". Il suo collega dell'Olympique de Marseille, Didier Deschamps, non è meno stupefatto dei giornalisti: "Il Psg? Sono uno spettatore come voi. Con l'arrivo di Leonardo, la squadra diventa ancora più competitiva". Forse troppo. Ormai l'allenatore Antoine Kombouaré, unico sopravvissuto della gestione pre-Leonardo, deve vincere o sparire. O, come scrive minaccioso il solito Parisien, "con una rosa così, qualsiasi risultato che non sia il titolo di campione sarebbe una sconfitta".

sabato 30 luglio 2011

aldo grasso su de laurentiis: "siamo al calciopanettone?"

Di Aldo Grasso
(Corriere della Sera - 29 luglio 2011)

A furia di produrre cinepanettoni, Aurelio De Laurentiis ha agito secondo copione: solo il Boldi di S.P.Q.R avrebbe potuto prendersela con il cervellone della Lega, solo il De Sica di Vacanze a..., quando interpreta il borghesuccio che si destreggia fra moglie e amante, avrebbe potuto dire "È tutto pilotato, teste di c...o, siete delle mer..."; solo i giovani Propizio e Fremont avrebbero potuto fuggire in motorino, senza casco.
Da consumato protagonista del mondo del cinema, il produttore napoletano sa come conquistare la scena. Con una sola piccola, decisiva differenza: nel mondo del cinema il produttore agisce dietro le quinte, la sua forza sta nel non apparire mai; nel mondo del calcio, invece, sono i presidenti a calcare il palcoscenico. Ogni giorno in tv e sui giornali, ogni giorno un'intervista per una trattativa di calciomercato, ogni giorno una visita in pompa magna ai "ragazzi" che sudano in qualche ritiro. Enrico Preziosi, presidente del Genoa, ha sentito il bisogno di avvertirlo: "Non è ancora entrato nel nostro mondo, probabilmente continua a fare ciò che fa nel mondo dello spettacolo. Ma il calcio è diverso dal cinema".
Siamo sicuri che il calcio sia così differente dal cinema? La più diffusa giustificazione sociologica, a proposito dei cinepanettoni, è che metterebbero a nudo l'Italia cialtrona in cui viviamo. Dietro la facile risata, ci sarebbe una riflessione grottesca. E il calcio, non quello giocato, ma quello parlato (nelle risse televisive, nella gestione e nelle esternazioni di certi presidenti, nello scandalo scommesse) non è parte integrante della cialtroneria italica? Come ha detto una volta Christian De Sica, "i cinepanettoni sono ordinari, molte volte ripetitivi, orgogliosamente grossolani". È una definizione che calza a pennello per alcuni personaggi che girano attorno al pallone. Siamo al calciopanettone?

napoli: il "de laurentiis show" secondo il "corriere della sera"

Di Fulvio Bufi
(Corriere della Sera - 29 luglio 2011)

Abituato a leggere soggetti e sceneggiature che altri gli sottopongono, evidentemente Aurelio De Laurentiis aveva una voglia matta di scriverla lui una storia tutta sua, e di interpretarla senza comprimari, da solo sulla scena, come quella che si è preso mercoledì in Lega, sempre in primo piano, nel bene e nel male, che poi dal suo punto di vista è solo bene.
A questo gli sta servendo il calcio, oltre che a fare business, perché con il Napoli se ne fa eccome, anche se a lui non basta, e se Moratti, Galliani e Florentino Perez e Abramovich e tutti gli altri padroni del pallone fossero stati a sentirlo, avrebbe già messo in piedi la Lega europea, e allora addio trasferte a Cesena, Verona o Bari, solo grandi match da una nazione all'altra, stadi pieni e diritti televisivi da vendere in tutto il mondo per spartirsi tra pochi potenti cifre che con gli accordi italiani te le sogni. Aveva questo in mente De Laurentiis quando nell'estate del 2004 restituì il calcio a una Napoli depressa dal fallimento della società che fu di Ferlaino e prima ancora di Lauro, e incapace di mettere in fila quattro o cinque imprenditori che evitassero il disastro dove l'aveva portata Totò Naldi. Aveva idee innovative e metodi rivoluzionari: ingaggi contenuti, rispetto rigoroso dei contratti da parte di tutti, anche di chi ha fatto benissimo come Mazzarri, giocatori obbligati a cedere i diritti d'immagine senza sconti a nessuno, nemmeno a Lavezzi, Hamsik e Cavani, gli ultrà tenuti alla larga. Sette anni dopo la società ha i bilanci in regola e la squadra è in Champions, e chi la governa può vantarsi di questo, di essere vincente come uomo d'affari e anche come uomo di calcio, pure se di pallone De Laurentiis capiva niente quando è arrivato e ci capisce poco anche adesso.
All'inizio faceva sempre i paragoni con il mondo del cinema: i calciatori come gli attori, i diritti tv e lo stadio come il botteghino. Poi ha smesso e si poteva credere che fosse un segno di maturità, che non avesse più bisogno di mettere nel calcio anche l'altra metà della sua vita. Non era così. Il De Laurentiis di oggi non parla più di cinema in rapporto al calcio perché è riuscito a fare del suo ruolo di presidente del Napoli una grande e continua rappresentazione. De Laurentiis che abbandona i sorteggi della prossima stagione insultando tutti - pure Cellino, che è uno dei pochissimi in Lega a non detestarlo - solo perché il Napoli giocherà con Inter e Milan a ridosso degli impegni in Champions (come se Inter e Milan invece con la Champions non avessero a che fare); De Laurentiis che caccia l'inviato del
Mattino dal ritiro di Dimaro perché non gli è piaciuto un articolo; De Laurentiis che scarica maleparole su chiunque lo critichi è la rappresentazione, ormai fuori controllo, de Il presidente del Borgorosso Football Club senza l'immensità di Alberto Sordi e con la pretesa di essere preso sul serio.
Dice Alessandro Siani che nel suo lavoro di produttore cinematografico "Aurelio è una persona molto a modo" e che evidentemente se come presidente del Napoli "qualche volta sbotta è perché ci tiene davvero, è tifoso". Eppure non sembra esserci niente di spontaneo nelle uscite di De Laurentiis. Forse spontaneo lo era tanto tempo fa, quando le sparate le faceva nel chiuso degli spogliatoi, dove poi arrivò a un passo dal fare a botte con Edy Reia, l'allenatore che riportò il Napoli in A. Ora invece fa tutto in funzione di microfoni e telecamere, come fermare un ragazzo in moto e farsi portar via (senza casco, e si becca pure una lezioncina di educazione civica dal leghista Salvini) "perché ho voglia di tornare al cinema". Sembra un po' quello che in
Mezzogiorno e mezzo di fuoco, di Mel Brooks, sale a cavallo e dice: "Portatemi via da questo film". Ma Aurelio - nonostante qualche suo collega, come Preziosi, se lo auguri - non si farà mai portar via dal mondo del calcio per tornare solo al cinema. Lì, pure se guida un impero, resterà sempre il nipote di Dino. Nel Napoli, invece, De Laurentiis è solo lui.

giovedì 28 luglio 2011

serie a 2011-2012: ecco il calendario completo

Il sorteggio svoltosi a Milano ha definito il calendario della Serie A 2011-2012. Come già annunciato, si partirà nell'ultimo week-end di agosto, quando l'Inter ospiterà a San Siro il Lecce mentre il Milan, campione d'Italia in carica, affronterà la trasferta di Cagliari. La Roma esordirà in trasferta a Bologna, la Lazio all'Olimpico col Chievo. Derby toscano fra Siena e Fiorentina, mentre le due siciliane giocheranno lontane dall'isola: il Catania a Parma e il Palermo in casa del neopromosso Novara. L'Atalanta, in attesa degli sviluppi dell'inchiesta sul calcioscommesse, aspetta a Bergamo il Cesena, mentre il Genoa affronterà il Napoli al San Paolo. Il match clou, però, sarà senz'altro quello in programma al Friuli tra Udinese e Juventus.
Dopo la prima pausa per le gare di qualificazione a Euro 2012, poi, il campionato riprenderà a settembre inoltrato. E bisognerà attendere la terza giornata per i primi scontri diretti tra le grandi: nel week-end del 18 settembre, infatti, andranno in scena Inter-Roma e Napoli-Milan. Nel sesto turno, quindi, i partenopei saranno impegnati a San Siro per sfidare l'Inter del nuovo tecnico Gasperini, mentre i rossoneri se la vedranno con la Juventus.
Il primo derby cittadino del campionato sarà quello romano: alla settima giornata, il 16 ottobre, Lazio-Roma. Derby d'Italia al decimo turno, quando nell'ultimo week-end di ottobre a San Siro arriverà la Juventus targata Conte per sfidare l'Inter. Anno nuovo subito impegnativo per le milanesi, che il 15 gennaio saranno impegnate nel derby della Madonnina: Milan-Inter sarà, infatti, la sfida di cartello della diciottesima giornata. I nerazzurri, dunque, ospiteranno nella diciannovesima e ultima giornata i biancocelesti di Edy Reja.
I turni infrasettimanali della Serie A, in tutto cinque, si disputeranno il 21 settembre, il 26 ottobre, il 1 febbraio 2012, l'11 aprile 2012 e il 2 maggio 2012. Oltre al 4 settembre, infine, il campionato di Serie A si fermerà il 9 ottobre e il 13 novembre, per le gare di qualificazione ai prossimi Campionati Europei. (d.d.p.)

(Per leggere il calendario della Serie A 2011-2012, tratto dal sito del Corriere dello Sport, basta cliccarci sopra)

mercoledì 27 luglio 2011

napoli: è asciut' pazz' 'o padrone...

Ps: Quella che si può ammirare qui sopra nel video è la sobria reazione del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis dopo che dal sorteggio della serie A 2011-2012 sono emersi avversari a suo dire complicati nei turni che precedono e seguono le partite di Champions League degli azzurri. Così, dopo aver gridato "cretino" in Mondovisione a Lionel Messi, adesso De Laurentiis urla "merde" ai vertici del calcio italiano. Certo che, se continua così, farà avere al Napoli nemici ovunque...

lunedì 25 luglio 2011

uruguay: si rinnova il "miracolo" nel paese del "dio calcio"

Il paese del calcio: in Uruguay si respira futbol dalla mattina alla sera. Basta andare a Montevideo, e sarà inevitabile notare che da una spiaggia all'altra è un'interminabile serie di partite, roba da far invidia a Copacabana e Ipanema. Che poi i brasiliani si considerino superiori è un altro discorso, teorico per chi è innamorato dei colori della Celeste, che non si sente affatto inferiore alla Selecao e all'Argentina.
Se il Brasile è l'unica nazionale ad aver vinto cinque titoli mondiali, l'Uruguay esibisce orgoglioso la sua maglia con quattro stelle nello stemma, come l'Italia. Nell'albo d'oro della Coppa Rimet, diventata poi Fifa World Cup, i celesti sono presenti solo nel 1930, finale vinta in casa a spese dei "cugini" argentini, e nel 1950, con la "tragedia" del match perso al Maracanà dal Brasile che a Rio provocò un'ondata di suicidi e la perenne messa al bando del portiere Barbosa. Ma in realtà gli uruguayani sostengono che hanno valore di titolo mondiale anche le due Olimpiadi vinte nel 1924 e nel 1928 quando la Coppa del Mondo ancora non esisteva e ai Giochi si presentava il meglio, o quasi, del pianeta calcistico. E' una teoria che non tutti condividono, ma è un fatto che la Fifa non abbia mai imposto all'Uruguay di togliere dalle sue maglie due delle quattro stelle.
Dopo aver ricordato che l'Uruguay va forte anche a livello di nazionali giovanili, visto che l'Under 17 si è appena piazzata seconda nel Mondiale di categoria, battuta in finale 2-0 dal Messico padrone di casa, ci sono anche i numeri a far capire la grandezza del fenomeno uruguayano e quale sia il paese dove il dio pallone regna come sovrano assoluto, e di cui i vari Andrade, Schiaffino, Ghiggia, Varela, Pedro Rocha, Mazurkiewicz, Forlan e Suarez sono stati e sono ancora i "grandi sacerdoti". In Uruguay la federcalcio locale (Auf) ha oltre 110mila tesserati. Se si considera che il numero degli abitanti di tutta la nazione è 3.431.000, vuol dire che circa il 3% dell'intera popolazione è tesserata per un club calcistico. E questo spiega molto. Nella Primera Division locale ci sono 16 squadre, che impiegano in tutto 453 calciatori professionisti per un valore complessivo di mercato stimato dagli esperti in 107 milioni di euro, ovvero l'importo dei soli ingaggi della rosa del Real Madrid. Negli ultimi dieci anni l'Uruguay, pur così piccolo, ha esportato calciatori in tutto il mondo, dall'Argentina all'Italia, dall'Iraq alla Romania. Dal 2001 a oggi se ne sono andati all'estero in 1.414, 111 (più 14 allenatori) nel solo 2010. E' il numero più basso della decade e forse sembrano pochi rispetto ai 1.674 "esportati", sempre nel 2010, dal Brasile. Ma va tenuto conto che la popolazione del paese che ospiterà i prossimi Mondiali è di 60 volte superiore a quella uruguayana, quindi "ai punti" vince comunque la Celeste.
Quello dell'Uruguay è ancora un calcio alla "pane e frittata", in cui, come raccontò l'ex laziale e interista Ruben Sosa, ci sono calciatori della massima serie che vanno ad allenarsi con i mezzi pubblici. Ora, come ha scritto O Globo, ''abituato a emozionarsi per le glorie del passato, può farlo con il presente''. A spese del Paraguay travolto in finale, ma anche del Brasile e dell'Argentina, loro sì grandi decadute.
Fonte: Ansa.

copa america: è l'uruguay la regina del subcontinente

Di Adriano Seu
(Gazzetta.it - 24 luglio 2011)

Nessuna sorpresa nell'atto finale della Coppa America "mas loca" della storia, che incorona l'Uruguay per la quindicesima volta (primato assoluto). Una volta tanto, rispettati i pronostici della vigilia, con la Celeste che si è meritatamente imposta sul Paraguay per 3-0. Decisivi i due bomber di Tabarez, Suarez e Forlan, che chiudono i giochi già nel primo tempo con un gol a testa. Nella ripresa arriva il secondo gol del centravanti dell'Atletico Madrid per la festa celeste.
L'Uruguay parte con il piede sull'acceleratore, puntando deciso alla porta difesa da Villar, mentre l'Albirroja aspetta chiusa nella propria metà campo attuando il più classico dei contropiedi. A testimoniare la grande pressione iniziale della celeste i tre calci d'angolo nei primi cinque minuti, con il brivido di un rigore reclamato da Lugano, sul cui colpo di testa ravvicinato interviene Ortigoza con un tocco di mano. Ma la superiorità della squadra di Tabarez è così netta che il gol non tarda ad arrivare, ancora una volta grazie al goleador della Celeste, Luis Suarez, che dopo essersi ritrovato la palla tra i piedi in seguito a un rimpallo fortunoso, dribbla in area il diretto marcatore e trafigge Villar con un rasoterra deviato sul palo lontano (11'). L'immediata rezione paraguaiana è affidata ad Haedo Valdez, pronto a raccogliere un lungo lancio in profondità, ma il tocco al volo in acrobazia termina di poco alto (16'). Dopo aver fatto breccia nelle strette maglie della difesa albirroja, la Celeste diminuisce la pressione e la squadra di Martino riesce ad affacciarsi nella metà campo avversaria, ma quando l'Uruguay decide di affondare sono dolori e la difesa paraguaiana fa fatica a tenere a bada la coppia Suarez -Forlan. Prima di andare al riposo è proprio il centravanti dell'Atletico Madrid a far nuovamente esplodere di gioia i circa 20mila tifosi uruguaiani presenti sugli spalti del Monumental con una botta secca di sinistro appena dentro l'area che lascia Villar immobile (41'). La Celeste crea altre tre buone occasioni da rete, prima con Suarez (35') e subito dopo con Forlan (37') e Maxi Pereira (39') ma le conclusioni sono imprecise.
Al rientro in campo si presenta un Uruguay meno arrembante, e il Paraguay prova timidamente a imbastire qualche azione offensiva, esponendosi inevitabilmente alle ripartenze avversarie. Il primo pericolo è per la porta difesa da Villar, ma Suarez sbaglia l'ultimo assist per Forlan piazzato a centro area (50'). Poco dopo il Paraguay riesce quasi a ridurre le distanze con un tiro di Haedo Valdez dal limite dell'area che scavalca Muslera e si stampa sulla traversa (53'). Albirroja nuovamente pericolosa pochi minuti dopo, con un tiro di Riveros bloccato a terra da Muslera (62'). Prima di giungere a metà ripresa il "Maestro" Tabarez dà spazio anche a Cavani, che dimostra subito di essere perfettamente recuperato dall'infortunio al ginocchio. La squadra di Martino non si arrende e prova a premere in cerca del gol che potrebbe riaprire i giochi, ma non riesce ad andare oltre una sterile supremazia territoriale, con Muslera che non corre eccessivi pericoli. Chi non può concedersi distrazioni è invece il portiere paraguaiano, chiamato a un nuovo intervento miracoloso su tocco ravvicinato di Eguren servito da Cavani (73'). A meno di un quarto d'ora dal termine Martino si gioca la carta Barrios, ma contro questo Uruguay non c'è nulla da fare, e a festeggiare (meritatamente) sono gli uomini del "Maestro" Tabarez, che chiudono in bellezza con il secondo sigillo personale di Forlan, che chiude l'incontro sul 3-0 e regala all'Uruguay un trofeo che mancava dal 1995. Questa Coppa America ha ribadito il responso degli ultimi Mondiali: la regina del Sud America è la Celeste.
L'appuntamento adesso è per il 2015 in Brasile, dove dovrebbe svolgersi la 44° edizione del torneo, ma c'è la possibilità che la federazione brasiliana ceda il passo a quella cilena visto che nel Paese del jogo bonito si disputeranno i Mondiali un anno prima e le Olimpiadi nel 2016. La prossima edizione, inoltre, potrebbe cambiare formula, con la partecipazione di 16 squadre al posto delle 10 attuali, e in questo caso si aggiungerebbero 6 nazionali appartenenti alla Concacaf secondo un meccanismo di qualificazione ancora da stabilire.

URUGUAY-PARAGUAY 3-0
(Primo tempo 2-0)

MARCATORI: Suarez (U) al 11' pt, Forlan (U) al 41' pt e al 43' st.
URUGUAY (4-4-2): Muslera; M. Pereira, Lugano, Coates, Cáceres; González, Pérez (dal 24' st Eguren), Arévalo Rios, Á. Pereira (dal 18' st. Cavani); Forlán, Suárez. All. Tabarez
PARAGUAY (4-4-2): Villar; Verón, Da Silva, Marecos, Piris (dal 19' st Perez); Ortigoza, Riveros, Caceres, Vera (dal 19' st Estigarribia); Valdez, Zeballos (dal 32' st. Barrios). All. Martino
ARBITRO: Salvio Spinola Fagundes Filho (Brasile)
NOTE: Spettatori 70 mila (circa). Ammoniti M. Caceres (U), Perez (U), A. Pereira (U), Coates (U), V. Caceres (P), Vera (P). Espulsi. Tiri in porta 7-2. Tiri fuori 4-2. Calci d'angolo 9-1. Fuorigioco 0-2. Recuperi 2' pt, 2' st.

sabato 23 luglio 2011

buon compleanno a gargano, che il napoli non deve vendere

Di Furio Zara
(Corrieredellosport.it - 23 luglio 2011)

Detto El Mota. Uruguaiano, un moto perpetuo in mezzo al campo dove con i suoi strappi, i suoi recuperi, i tackle sempre opportuni si è guadagnato la stima dei tifosi partenopei. E' a Napoli dalla stagione 2007-08, segna poco (gli unici due gol risalgono al primo anno), ma uno come El Mota è sempre meglio averlo dalla tua parte. E' sposato con Mikaela Hamsik, la sorella di Marek Hamsik. 132 presenze con il Napoli fino ad oggi. Arrivava dal Danubio, fucina di talenti.

mercoledì 20 luglio 2011

lunedì 18 luglio 2011

il mancato incontro tra il napoli del passato e del presente

Strano e un po' malinconico incontro mancato, sabato sera a Ischia. Il luogo è l'Albergo della Regina Isabella di Lacco Ameno, dove a pochi metri di distanza si sfiorano, senza mai incontrarsi, il Napoli del passato e quello del presente.
Mentre nella baia dell'hotel, infatti, è in corso di svolgimento il galà conclusivo dell'Ischia Global Film & Music Fest, che vede l'attuale presidente degli azzurri, Aurelio De Laurentiis, tra i massimi animatori, nell'adiacente ristorante del medesimo albergo cena Gianfranco Zola con qualche amico e con lo storico procuratore Marrucco. L'ex fantasista che nel Napoli scudettato fu riserva e poi erede di Maradona è in vacanza in barca nel mai dimenticato golfo di Napoli e approfitta semplicemente per salutare qualche vecchio amico. Ma, riservato com'è sempre stato, si guarda bene dal farsi coinvolgere dalle rumorose mondanità in atto a pochi metri da lui. A differenza dell'attuale presidente del Napoli, il quale da uomo di spettacolo in quell'ambiente è a proprio agio... Finita la cena, invece, Zola - con moglie e figlio minore al seguito - torna semplicemente a casa assieme agli amici veri.
(d.d.p.)

sabato 16 luglio 2011

inghilterra: ecco il calendario della premier league 2011-2012

Di Diego Del Pozzo

La Premier League 2011-2012 inizierà già il 12 agosto, con la prima di trentotto giornate che si disputeranno fino al 13 maggio 2012. Ai nastri di partenza ci saranno anche le neopromosse Queens Park Rangers (il team londinese che manca dalla Premier dal 2004), Norwich City e i gallesi dello Swansea, che hanno conosciuto il calcio d'elite per l'ultima volta addirittura nel 1982 e vi ritornano dopo aver vinto la finale play-off della Championship contro il Reading.
Il calendario propone alla prima giornata l'interessante scontro tra Newcastle e Arsenal (4-4 l'anno scorso), con i Gunners chiamati a fugare subito le forti perplessità che li circondano. Gli uomini di Arsène Wenger, però, rischiano seriamente di restare senza punti dopo tre giornate, dato che la partenza contro il già citato Newcastle, il Liverpool e il Manchester United non è certo tra le più facili. Poi, però, il calendario dei londinesi dovrebbe essere in discesa, con gli incontri contro Swansea, Blackburn e Bolton.
Inizio piuttosto impegnativo anche per il Manchester United, che dopo l'abbordabile trasferta inaugurale contro il West Bromwich Albion dovrà giocare in casa contro Tottenham (seconda giornata), Arsenal (terza) e Chelsea (quinta), mentre il derby contro il Manchester City di Roberto Mancini arriverà alla nona giornata, sempre all'Old Trafford. Avvio in discesa, invece, per il Liverpool, con un calendario che proporrà ai Reds i match casalinghi con Sunderland, Bolton e Wolverhampton, anche se meritano la giusta attenzione le trasferte contro Arsenal (seconda giornata), Tottenham (quinta) nonché il derby con l'Everton (settima).
Chi sembra avere un buon calendario, almeno sulla carta, è il Chelsea, che dovrà attendere la quinta giornata per il primo incontro al vertice: quello già citato contro i campioni in carica allenati da Sir Alex Ferguson. Il derby londinese contro l'Arsenal, poi, arriverà per i Blues soltanto alla decima giornata, mentre gli uomini di Villas Boas giocheranno contro il Manchester City addirittura alla quindicesima.

giovedì 14 luglio 2011

germania: ecco il calendario della bundesliga 2011-2012

Di Diego Del Pozzo

Mentre le altre potenze calcistiche europee saranno ancora alle prese col calciomercato, la Bundesliga tedesca ripartirà già da venerdì 5 agosto, col match inaugurale dei campioni in carica del Borussia Dortmund. L'inizio così anticipato servirà, come da tradizione, per permettere la lunga sosta invernale. Anche quest'anno, ai nastri di partenza ci saranno diciotto squadre, che si affronteranno lungo trentaquattro giornate fino al 5 maggio 2012. Dopo un solo anno di assenza torna nella massima serie tedesca l'Hertha Berlino allenata da Markus Babbel, mentre la vera grande novità è rappresentata dall'Augusta, alla prima partecipazione assoluta in Bundesliga.
Il calendario proporrà una prima giornata davvero scoppiettante. L'esordio, come detto, sarà affidato ai campioni in carica gialloneri allenati da Jurgen Klopp, attesi da un match particolarmente insidioso contro l'Amburgo. Due trasferte insidiose, poi, attendono il Borussia Dortmund anche a ottobre, contro Werder Brema (nona giornata) e Stoccarda (undicesima), anche se i veri match clou per i campioni arriveranno in seguito: alla tredicesima contro il Bayern Monaco e subito dopo nell'incandescente derby della Ruhr contro lo Schalke 04.
Inizio di Bundesliga non proprio abbordabile anche per il Bayern Monaco che, se si tralascia il debutto casalingo soft col Borussia Moenchengladbach, avrà subito di fronte match impegnativi contro Wolfsburg e Amburgo. Tra sesta e ottava giornata, poi, i bavaresi sono attesi da un trittico di fuoco, opposti a Schalke 04, Bayer Leverkusen e Hoffenheim. Chi cercherà di ambire a posizioni di vertice partendo da non favorito, invece, è il Werder Brema, che potrà contare su un inizio abbordabile contro il Kaiserslautern, anche se alla seconda giornata dovrà affrontare una trasferta infuocata a Leverkusen, contro quell'autentica mina vagante che è il Bayer. Gli incontri attesi con maggiore trepidazione a Brema, però, si giocheranno alla nona giornata contro il Dortmund e alla quindicesima contro il Bayern.
Infine, il già citato Bayer Leverkusen avrà un avvio abbastanza complicato, con l'esordio in trasferta a Mainz, la sfida al Werder alla seconda giornata, un impegno proibitivo a Stoccarda alla terza e lo scontro con i campioni in carica del Borussia Dortmund alla quarta. In attesa di incontrare, alla settima giornata, il Bayern Monaco all'Allianz Arena.

martedì 12 luglio 2011

argentina: ecco i calendari dei tornei di apertura e clausura

Per la prima volta nella storia, il torneo che prenderà il via il prossimo 7 agosto non vedrà in Primera Division una delle grandi d'Argentina: il River Plate. Fra le venti squadre che daranno vita alle 19 giornate dell'Apertura, con conclusione prevista per il 18 dicembre, ci saranno infatti le neopromosse Atletico de Rafaela (alla seconda apparizione in Primera Division), Union Santa Fè (veterana del torneo), San Martin San Juan e Belgrano, mentre scendono di categoria il Quilmes, l'Huracan, il Gimnasia La Plata e appunto los millionarios.
Già alla prima giornata dell'Apertura si trovano scontri interessanti come Godoy Cruz - Velez Sarsfield, vale a dire la terza contro la prima dell'ultimo Clausura, con i padroni di casa tra le rivelazioni dell'ultima stagione condita anche da una buona partecipazione alla Coppa Libertadores. Altro match subito interessante è quello che mette di fronte l'Olimpo di Bahia Blanca, reduce da un ottimo semestre, a un Boca Juniors privo dell'idolo dei tifosi Martin Palermo (ritiratosi) ma in netta ripresa dopo un avvio stentato.
Ultima giornata del torneo Apertura con possibili incontri decisivi: il Velez riceve, infatti, il Racing Avellaneda di Simeone, possibile candidata al titolo se corregge la tradizionale discontinuità, mentre un'altra gara interessante potrebbe essere Argentinos Juniors - Olimpo. Avvio impegnativo per i campioni del Velez, con tre trasferte su campi difficili come Godoy Cruz (alla prima), Arsenal (terza) e Olimpo (quinta) nelle prime giornate. Gli incontri con le altre big sono previsti nella parte finale del torneo, con Velez - San Lorenzo all'ottava e il Boca alla quattordicesima. Proprio il Boca Juniors ha un calendario agevolato dal fatto di affrontare tutte le neopromosse alla Bombonera. In mancanza del superclasico, poi, spiccano le gare con le altre grandi d'Argentina: alla quarta contro il San Lorenzo, la settimana dopo in casa dell'Independiente e all'ultima contro l'All Boys.
Il calendario del Clausura, invece, prevede le giornate disposte nello stesso ordine con gare invertite, ma le date saranno rese note soltanto a inizio 2012.

domenica 10 luglio 2011

una rara maglia da trasferta del napoli d'inizio anni ottanta

In questo periodo, tutte le squadre italiane ed estere presentano le nuove maglie con le quali affronteranno l'imminente stagione calcistica.
Ebbene, spulciando attraverso la Rete, ho trovato questa maglia da trasferta del Napoli d'inizio anni Ottanta, pochissimo utilizzata e presto dimenticata. Non c'è che dire: davvero molto molto originale... (d.d.p.)