sabato 31 ottobre 2009

un grande napoli espugna il campo della juve

Di Diego Del Pozzo

Quando il Napoli vinse per l'ultima volta sul campo della Juventus io avevo diciassette anni e frequentavo ancora il liceo. Era il 1988. Il mondo era molto diverso: Berlino era divisa dal Muro e sullo skyline di Manhattan dominavano le Twin Towers.
Gli azzurri ebbero la meglio addirittura per 5-3, con tripletta di Careca. Da allora - mentre io mi affacciavo alla vita adulta, all'università e poi al mondo del lavoro - il Napoli iniziò a inanellare soltanto delusioni calcistiche in serie nei confronti della "Vecchia Signora", tra rabbia, impotenza e qualche occasione persa. Tutto ciò fino a poco più di mezz'ora fa.
Ebbene sì, il nuovo Napoli guidato da Walter Mazzarri ha appena espugnato l'Olimpico di Torino per 3-2, rimontando addirittura da un apparentemente disperato 0-2. Ancora una volta, proprio come nelle ultime tre gare, gli Uomini - sì, stavolta ci vuole proprio la maiuscola - in maglietta azzurra hanno avuto la meglio credendo unicamente nella forza del gioco, senza scomporsi per nulla nemmeno dopo il doppio svantaggio, peraltro frutto di due errori difensivi clamorosi che avrebbero potuto spezzare le gambe e il morale a una squadra che, fino a quel momento, se la stava giocando "alla grande".
Un gruppo meno saldo e meno sicuro delle sue potenzialità avrebbe ceduto di schianto. Il Napoli, invece, non ha fatto una piega: ha abbassato la testa e continuato semplicemente a giocare. Mazzarri, da parte sua, ha rovesciato tatticamente la partita grazie all'azzeccatissimo ingresso di Datolo (stavolta decisivo, al pari di un immenso Hamsik - nella foto sopra, esultante dopo il suo secondo gol - e di un Lavezzi generoso come sempre: qui sotto, assieme a Datolo), facendo un sol boccone del sopravvalutato neo-allenatore juventino Ciro Ferrara.
Al fischio finale, quindi, i giocatori del Napoli hanno potuto esultare per una vittoria strameritata e voluta davvero con tutte le forze. E si tratta della quarta rimonta in quattro partite disputate con Mazzarri in panchina. Non un caso, non un indizio, più di una prova.
Bene: direi che il campionato del Napoli, adesso, può finalmente cominciare...

venerdì 30 ottobre 2009

buon compleanno, diego!

Di Diego Del Pozzo

Pochi anni fa nessuno avrebbe scommesso un solo centesimo sul fatto di poterlo trovare ancora vivo all'età di quarantanove anni. E invece, dopo tante "morti" e "resurrezioni", Diego Armando Maradona è arrivato quasi al mezzo secolo di vita, più carico e in forma che mai.
Sì, perché Maradona compie oggi quarantanove anni, da festeggiare con un po' di tranquillità in più, avendo conquistato, senza bisogno di ricorrere agli spareggi, la qualificazione mondiale come commissario tecnico della "sua" Argentina (nella foto qui sopra, il tuffo di gioia nel pantano del Monumental di Buenos Aires, dopo che Martin Palermo ha siglato il decisivo gol del 2-1 contro il Perù).
E allora, senza aggiungere nient'altro, mi sento di gridare soltanto: tanti auguri Pibe de Oro!!! E mantieniti sempre giovane dentro e fedele a te stesso... a dispetto di coloro che non hanno niente di meglio da fare che tenere sempre il fucile puntato su di te.

giovedì 29 ottobre 2009

due grandinate di gol

Di Diego Del Pozzo

Nel turno infrasettimanale della Serie A, Juventus e Inter hanno lanciato i rispettivi segnali di forza impressionante al resto della compagnia, grazie a due autentiche grandinate di gol con le quali hanno letteralmente annichilito le fin qui ottime Sampdoria e Palermo.
Ma, mentre i bianconeri hanno disputato, ieri sera, novanta minuti quasi perfetti, distruggendo per 5-1 quella che era la squadra seconda in classifica, i nerazzurri hanno tenuto fede, come al solito, alla loro fama di "pazzerelloni", chiudendo il primo tempo sul 4-0, grazie a una prestazione mostruosa (qui sopra, nella foto, i pazzeschi Balotelli ed Eto'o del match di stasera), ma poi facendosi rimontare fino al 4-3 nella ripresa, quasi intimiditi da un Palermo decisamente più voglioso rispetto alla prima metà di gara (ci ha pensato, quindi, il rientrante "Principe" Milito a ristabilire le distanze in maniera definitiva).
Comunque, il dato di fatto che emerge dopo la decima giornata è questo: inizia, finalmente, a delinearsi in modo chiaro quello che dovrebbe essere il duello per la vittoria finale in campionato (distrazioni di Champions permettendo...). Anche se, dopo nemmeno un terzo del cammino complessivo, l'Inter ha già quattro punti di vantaggio sui rivali diretti e il rischio di un'altra corsa in solitaria si fa sempre più concreto.

mercoledì 28 ottobre 2009

ormai il napoli non molla più

Di Diego Del Pozzo

Fino a qualche settimana fa, il Napoli sembrava addirittura una squadra di "morti". Nel senso che naufragava alla prima difficoltà, senza forza o volontà di reagire, lasciandosi travolgere passivamente dagli eventi. Il tutto, col suo allenatore Roberto Donadoni sprofondato in panchina, lui per primo in preda allo scoramento.
Ebbene, quello ammirato ieri sera - in un San Paolo gremito e ribollente di entusiasmo - è un gruppo completamente differente: un gruppo di uomini che, nelle prime tre gare con Walter Mazzarri sulla panchina partenopea, ha saputo rimontare il Bologna al novantunesimo minuto (2-1), battere la Fiorentina in trasferta a quattro minuti dalla fine (0-1) e rimontare da 0-2 - con i due gol subìti dopo soli cinque minuti! - a 2-2 contro il Milan con due bellissime reti siglate addirittura al novantesimo (Cigarini, con magnifico sinistro al volo da fuori area: qui sopra, nella foto) e al novantatreesimo (Denis, con colpo di testa in girata su bel cross di Maggio: nella foto sotto). E la cosa più incredibile, perfetta per comprendere appieno la sconvolgente trasformazione di questa squadra in sole tre settimane, è venire a sapere che ieri sera Mazzarri s'è persino arrabbiato con i propri giocatori, perché - dopo il "miracoloso" 2-2 - hanno perso troppo tempo a esultare, mentre c'era ancora qualche minuto a disposizione per provare... a segnare il terzo gol e vincere la partita!
Questa sì che si chiama mentalità vincente! D'altra parte, il Napoli si era già trovato un'altra volta, quest'anno, sotto di due gol dopo appena cinque minuti: a San Siro con l'Inter. E quella volta, la squadra non aveva mostrato alcuna capacità di reazione, a cominciare dal tecnico Donadoni, che peraltro aveva aspettato fino a pochi minuti dalla fine per inserire un attaccante in più. Ieri sera, invece, Walter Mazzarri - sempre in piedi a bordo campo, urlante e in maniche di camicia - ha avuto il lucido coraggio di assecondare la spinta della sua squadra e dei sessantamila sugli spalti, facendo entrare, uno dopo l'altro, prima Cigarini per Pazienza (un regista per un mediano) e poi il più offensivo Datolo per Campagnaro e il risolutivo Denis per un Quagliarella ancora troppo timido e probabilmente fuori condizione.
Con questo non voglio dire che la deludente partenza del Napoli in campionato sia stata unicamente colpa di Donadoni, perché anche l'allontanamento del direttore generale Marino ha contribuito non poco a rasserenare gli animi e cementare il gruppo, ma è indubbio che il cambio in panchina abbia letteralmente trasformato la squadra azzurra, restituendole un'anima e fornendole quella grinta, quella incapacità di mollare e quella voglia inesauribile di vincere che il suo nuovo allenatore possiede davvero in quantità industriali.

martedì 27 ottobre 2009

dove potrà arrivare l'arsenal 2009-2010?

Di Diego Del Pozzo

L'inizio dell'attuale stagione calcistica d'Oltremanica è stato decisamente incoraggiante per i tifosi dell'Arsenal, nonostante le perplessità estive suscitate da una campagna acquisti-cessioni giudicata insufficiente dalla maggior parte degli osservatori. La squadra di Arsène Wenger, invece, è partita letteralmente col turbo, sia in campionato che in Champions League, inanellando una serie di prestazioni estremamente convincenti, caratterizzate da tanti gol segnati, frutto del gioco più divertente del Continente assieme a quello del Barcellona.
Wenger ha ovviato alla cessione di Adebayor spostando nella posizione di centravanti - però, assolutamente atipico - il sempre più letale Robin Van Persie (qui sopra, nella foto), autentico protagonista di questo inizio stagione assieme al neo-acquisto Vermaelen, che sta abbinando alle naturali doti difensive proprie del ruolo una inusitata efficacia in zona gol (in pratica, segna quasi ogni volta che si spinge in attacco).
Il manager alsaziano sta schierando la sua squadra secondo un efficace e spettacolare 4-2-3-1, molto simile a quello della migliore Roma spallettiana; un 4-2-3-1, peraltro, che si trasforma costantemente in 4-3-3 purissimo: davanti al portiere italiano Mannone - altra scoperta di questo inizio stagione - giostrano, infatti, i due laterali Sagna e Clichy, con Gallas e Vermaelen al centro; in mediana, l'efficacissimo e roccioso Song copre le spalle all'altrettanto fisico, ma più dinamico e propositivo, Diaby; davanti a loro, in una linea di trequartisti che non dà punti di riferimento, si scambiano ruoli e posizioni tre autentici campioni come il capitano Fabregas (sopra, nella foto), il recuperato (finalmente!!!) Rosicky e il "killer" russo Arshavin, sempre pronti a cercare lo scambio stretto tra loro e col finto centravanti Van Persie. Se a questi giocolieri d'attacco si aggiungono "panchinari" del calibro di Walcott, del rientrante Nasri, di Eduardo e Bendtner, si fa presto a capire quali possano essere le reali potenzialità dell'Arsenal 2009-2010.
Per ora, comunque, in attesa di qualche trofeo che i tifosi sperano vivamente di poter vedere in primavera, all'Emirates Stadium ci si gode il calcio forse più eccitante del momento.

lunedì 26 ottobre 2009

napoli: una grande vittoria, dopo troppo tempo

Di Diego Del Pozzo

Ben trecentosessantaquattro giorni dopo, il Napoli ritrova la vittoria in trasferta. E lo fa nel migliore dei modi, al termine di un ottimo match disputato in casa di una Fiorentina che, all'Artemio Franchi, non aveva ancora mai perso né subìto gol in questo campionato.
Ebbene, gli uomini di Walter Mazzarri (qui sotto, la loro gioia al fischio finale) il gol lo hanno segnato, meritatamente, al culmine di una partita che li ha visti concludere pericolosamente in porta addirittura altre sei volte (compreso un rigore sbagliato), incocciando in un incredibile Frey, che ha fatto da autentico "muro" e impedito agli azzurri di rimpinguare ulteriormente il bottino.
La cosa più sorprendente della partita del Napoli è stata la voglia di cercare la vittoria fino all'ultimo minuto, non demoralizzandosi nemmeno dopo il calcio di rigore fallito da un ancora deludente Quagliarella. Sugli scudi, tra i partenopei, ci sono stati un attivissimo Marek Hamsik (davvero a suo agio nel nuovo ruolo di trequartista), un Gargano più ordinato del solito, il consueto irrefrenabile trottolino Lavezzi e, naturalmente, il match winner Christian Maggio, autore di un intenso duello di fascia col peruviano Vargas oltre che del bellissimo gol vincente (qui sotto, nella foto: è il secondo in due partite, per un totale di sei punti portati alla propria squadra). Grande merito, ovviamente, va però al nuovo allenatore del Napoli, il grintoso e sempre tatticamente acuto Walter Mazzarri, che pare aver colto immediatamente il modo migliore per entrare nei cuori e nelle menti dei calciatori napoletani: è apparso razionale ed efficace, in particolare, il 3-4-2-1 proposto in partenza, pronto a trasformarsi alternativamente in 4-2-3-1 o in 3-4-3 a seconda delle varie fasi della partita.
Mercoledì sera, quindi, toccherà al rigenerato Milan reduce dal successo esterno di Verona: e il San Paolo sarà gremito, proponendo un'atmosfera tipica delle grandi sfide serali. La cosa lascia ben sperare, visti i precedenti del Napoli in questo tipo di gare. E, per fortuna, nonostante l'espulsione (ingiusta) di Firenze, Walter Mazzarri sarà regolarmente seduto in panchina, per trasmettere la sua proverbiale grinta e voglia di vincere ai propri giocatori.

giovedì 22 ottobre 2009

pensiero della settimana: chi non salta...

Di Diego Del Pozzo

Ieri sera, il Milan ha rilanciato "alla grandissima" la sua vocazione internazionale, espugnando il Santiago Bernabeu al termine di un match divertentissimo. Tutto il contrario dell'Inter mourinhiana, che la sera prima si era fatta fermare a San Siro sul 2-2 dalla Dinamo Kiev, tenendosi lontana da una vittoria europea per l'ottava partita consecutiva.
Come stupirsi, dunque, per i cori che i milanisti in trasferta spagnola hanno cantato a fine gara? Eccoli: "Chi non salta nerazzurro è, è... Chi non salta nerazzurro è, è...". Come dar loro torto?

mercoledì 21 ottobre 2009

mondiali: come renderne più equa la formula?

Di Diego Del Pozzo

Il sorteggio per gli spareggi europei in vista di Sudafrica 2010 mi offre l'occasione per alcune considerazioni sulla validità di una formula che, al termine di questi doppi confronti (andata il 14 novembre, ritorno il 18), potrebbe impedire la qualificazione ai Mondiali a squadre forti e di tradizione come Francia, Russia o Portogallo, mentre Corea del Nord, Honduras e una tra Bahrein e Nuova Zelanda allieteranno (?) gli spettatori di tutto il mondo sui campi di gioco sudafricani.
Innanzitutto, apro una breve parentesi per ricordare gli accoppiamenti degli spareggi europei (qui sotto, i giocatori irlandesi abbracciati prima di un match): Irlanda-Francia, Portogallo-Bosnia Erzegovina, Grecia-Ucraina e Russia-Slovenia.
Chiusa la parentesi, quindi, mi rifaccio a una intelligente ma decisamente utopistica proposta lanciata dall'ottimo blogger Vojvoda sul suo sito personale: un Mondiale di calcio a 48 squadre, con durata di un mese e mezzo e rose ampliate a 28-30 calciatori. Ecco ciò che scrive Vojvoda (a proposito, ma perché questo intelligente blogger non firma col proprio nome?): "Io sono un fautore del mondiale allargato a 48. Oramai si dovrebbe andare in quella direzione poiché sono troppe le squadre di valore e di compagini cosiddette materasso ce ne è sempre meno. [...] D'altra parte, l'Europeo 2016 sarà a 24 squadre e il Mondiale deve andare verso le 48: 12 gironi da 4 con 2 promozioni dirette e le 8 migliori terze così da formare la griglia dei sedicesimi di finale. Certo: più partite, più squadre, quindi di conseguenza rose più larghe (magari 28-30 elementi a dispetto dei 23 attuali) e mondiale dilatato nel tempo (magari un mese e mezzo). Però, se si vuole la soluzione si trova: basta ridurre le compagini dei campionati nazionali e, a fronte delle 20 squadre di molti di questi, scendere a 16 potrebbe essere il primo passo".
La proposta di Vojvoda è sicuramente suggestiva e, tra l'altro, avrebbe pure il pregio di avvicinare ulteriormente il Mondiale di calcio all'ecumenismo tipico delle Olimpiadi, con un maggior numero di Paesi partecipanti alla fase finale che non andrebbe a discapito della qualità delle qualificate. Il problema, però, è che il calcio mondiale attuale va in una direzione completamente opposta, con le competizioni per club che schiacciano sempre di più quelle per squadre nazionali, ormai tollerate o poco più. Da questo punto di vista, dunque, ho definito utopistica la proposta di Vojvoda: già le tante partite di qualificazione e il mese del Mondiale sono visti come un fastidioso intoppo da chi gestisce (male, purtroppo!) le sorti del football; figuriamoci come sarebbe presa una Coppa del Mondo lunga quasi due mesi!
Certo che, così com'è attualmente, la fase di qualificazione ai Mondiali lascia troppo spazio al peso politico delle varie Confederazioni più che all'effettivo valore tecnico di alcuni movimenti: e da questo punto di vista, è emblematico l'ampio e immotivato spazio dato al Centro-nordamerica del potentissimo vicepresidente FIFA Jack Warner (qui sotto, nella foto Reuters) o all'Asia, a discapito di movimenti ben più vivi e rappresentativi come quello africano o, naturalmente, quello europeo.
A questo punto, dunque, avanzo anch'io una proposta per una possibile riforma della Coppa del Mondo: lasciarne intatta la fase finale, ma valorizzare ulteriormente le qualificazioni, dividendole in due turni successivi separati, "spalmati" come oggi lungo i due anni precedenti alla fase finale, naturalmente con alcune modifiche nei criteri geografici a favore di scuole calcistiche più forti (si potrebbero semplicemente seguire le indicazioni del "famigerato" ranking FIFA). Il secondo turno di queste qualificazioni verrebbe trasformato in una sorta di turno eliminatorio della fase finale (servirebbe pure un po' di marketing, poiché ne andrebbe cambiato anche il nome, per "nobilitarlo" maggiormente, un po' come ha fatto in Italia la Serie C, quando ha deciso di diventare Lega Pro). Le qualificate dopo questo turno, quindi, accederebbero alla "vera" fase finale del Mondiale, da disputarsi nel Paese ospitante la manifestazione. In questo modo, resterebbe intatta la sostanza (giorni dedicati alle nazionali durante la stagione dei club, durata della competizione finale, ecc.) ma si cambierebbe qualcosa nella forma, dando la percezione a molte più squadre, infatti, di partecipare a un turno eliminatorio di un Mondiale (seppur decentrato un po' in giro per il mondo) e non più a una semplice fase di qualificazione. E la FIFA potrebbe anche stipulare contratti con i network televisivi in modo maggiormente vantaggioso per le varie Federazioni nazionali coinvolte nelle partite di questo turno.
Certo, in realtà non cambierebbe nulla, tranne che la forma. Però, come si sa, molto spesso è proprio la forma a fare il contenuto. Soprattutto in una società come la nostra, retta innanzitutto sull'immagine e sulla comunicazione.

lunedì 19 ottobre 2009

napoli: per ora si è rivista l'anima...

Di Diego Del Pozzo

In attesa del gioco, che ancora latita, il Napoli ritrova la vittoria mostrando almeno quell'anima che sembrava aver smarrito e che il nuovo tecnico, Walter Mazzarri, aveva dichiarato di voler ritrovare al più presto. Si tratta già di qualcosa da sottolineare positivamente, viste le scialbe prestazioni recenti.
Assieme all'anima, poi, la squadra azzurra ieri pomeriggio ha evidenziato anche una bella grinta e la voglia di non mollare mai (non a caso, è riuscita a rimontare un buon Bologna e a batterlo nel tempo di recupero): due elementi, questi, che un allenatore come Mazzarri considera giustamente essenziali per poter fare bene già nell'immediato futuro.
Insomma, per ora può anche andare bene così. D'altra parte, come si dice? Chi si accontenta gode...

domenica 18 ottobre 2009

serie a: chi vuole danneggiare la sampdoria?

Di Diego Del Pozzo

Oggi pomeriggio, al termine delle partite di Serie A, mi ha molto colpito un'affermazione di Mario Sconcerti, fatta nel corso del contenitore domenicale condotto da Ilaria D'Amico su Sky Sport 1. A un certo punto, commentando i torti arbitrali subìti dalla Sampdoria a Roma nel pareggio con la Lazio, il popolare giornalista ha fatto notare come, da quando i blucerchiati hanno iniziato a minacciare seriamente gli equilibri di vertice del torneo, si siano iniziati a verificare numerosi episodi a loro sfavore, col duplice risultato di far andare l'Inter in "quasi fuga" da sola e di frenare la Samp ben oltre i propri demeriti, peraltro quasi inesistenti finora. Sconcerti - che ha aggiunto: "Senza errori arbitrali, la Sampdoria sarebbe davanti all'Inter" - ha evidenziato questa cosa col tono di chi sa bene cosa vi sia sotto, suscitando volutamente possibili sospetti riguardanti una influenza, esplicita o implicita, dei nuovi padroni interisti post-calciopoli sul mondo arbitrale.
Nel corso del pomeriggio, poi, la vicenda ha avuto un seguito inatteso, col presidente della Sampdoria, Riccardo Garrone, finora mai pervenuto nei commenti post-partita, andato anche lui giù durissimo: "Forse - ha sbottato - diamo fastidio a qualcuno. Ci mancano quattro punti ed è il quarto episodio contro che ci capita. Oggi c'erano due rigori netti per noi: è un crescendo di episodi negativi". A rincarare la dose sono arrivate, quindi, pure le parole dell'amministratore delegato blucerchiato, Beppe Marotta: "C'erano due rigori per la Samp. Nello spogliatoio, tutti i miei giocatori hanno protestato con me, chiedendomi perché la società non faccia sentire la sua voce. Noi non pensiamo di poter contendere lo scudetto all'Inter, non ne abbiamo i mezzi finanziari nè calcistici: ma chiediamo pari opportunità".
A questo punto, un rappresentante del mondo arbitrale dovrebbe prendere la parola e fare chiarezza, perché il campionato è appena a metà ottobre e, nel corso dei mesi, i veleni potrebbero superare il livello di guardia. Anche perché, prima o poi, su questa vicenda potrebbe dire la sua pure l'ineffabile vate portoghese...