Ancora non siamo arrivati a ottobre e siamo già tutti nervosi: chi urla, chi sbraita, chi accusa, chi licenzia, chi inveisce, chi offende! Di questo passo, cosa accadrà a febbraio-marzo?
mercoledì 30 settembre 2009
pensiero della settimana: nervo(sismi)...
Di Diego Del Pozzo
Ancora non siamo arrivati a ottobre e siamo già tutti nervosi: chi urla, chi sbraita, chi accusa, chi licenzia, chi inveisce, chi offende! Di questo passo, cosa accadrà a febbraio-marzo?
Ancora non siamo arrivati a ottobre e siamo già tutti nervosi: chi urla, chi sbraita, chi accusa, chi licenzia, chi inveisce, chi offende! Di questo passo, cosa accadrà a febbraio-marzo?
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martedì 29 settembre 2009
elogio di zemanlandia
Di Diego Del Pozzo
Parla poco, ma quando lo fa lascia sempre il segno. Sì, perché Zdenek Zeman è quasi condannato, in un mondo di omini fatti con lo stampino, a non essere mai banale, pagando sempre e comunque in prima persona per le proprie prese di posizione. Il suo silenzio di questi ultimi mesi è stato rotto ieri, alla Casa del Cinema di Roma, durante la presentazione del bel documentario Zemanlandia di Giuseppe Sansonna, dedicato all'epopea del suo "mitico" Foggia di inizio anni Novanta. Nel corso dell'incontro con la stampa, infatti, il boemo ha detto la sua, tra le altre cose, anche sul sempre chiacchierato José Mourinho, definito - secondo me con qualche ragione - "un tecnico mediocre ma un grandissimo comunicatore". "Io penso - ha proseguito Zeman - che Mourinho si trovi all'Inter, perché è un grande gestore di giocatori. Anche se è ancora più bravo a gestire i giornalisti. Certo, con lui i tifosi nerazzurri non vedranno mai un bel gioco".
Bel gioco che, invece, le sue squadre hanno sempre mostrato. E, da parte mia, avrei voluto vederlo seduto sulla panchina di una grande squadra, il Boemo. Per intenderci, sulla panca della Juve di Lippi o su quella della Roma di Capello, o magari - perché no? - al posto del vate portoghese a guidare l'Inter spaziale odierna. Secondo me, infatti, Zdenek Zeman è (stato?) uno tra i più grandi MAESTRI di calcio e di sport che abbiamo avuto in Italia in questi anni: un uomo coerente fino all'eccesso, con una sua idea forte di sport e di vita; uno capace, checché se ne possa comunemente pensare, di instaurare rapporti profondi e proficui anche con campioni affermati e di livello superiore (basti pensare a quello che Totti ha sempre detto su di lui...) e non soltanto con i giovani o con atleti sconosciuti.
Personalmente, a Zeman è legato un mio grande rimpianto, risalente ai tempi dell'Impero Moggiano: ricordo bene, infatti, quando il Boemo fu assunto come allenatore del Napoli appena ritornato in Serie A nel 2000, ricordo le attese dell'estate, ricordo una entusiasmante prima giornata di campionato con un San Paolo stracolmo e una Juventus letteralmente annichilita da un grande primo tempo del Napoli (la partita finì, purtroppo, 2-1 per la Juve, con rimonta nel secondo tempo), ricordo poi l'esonero in diretta tv - corsi e ricorsi storici... - alla Domenica sportiva dopo un buon pareggio a Perugia con una squadra in netta crescita, ricordo durante quella trasmissione l'annuncio tv di Corbelli (all'epoca nefasto presidente-ombra degli azzurri) dopo un imbarazzante e all'epoca inspiegabile servizio nel quale un rumoroso gruppo di ultrà del Napoli chiedeva alla società di esonerare il tecnico, ricordo infine le ammissioni successive a Calciopoli dalle quali emergeva che Moggi aveva imposto Zeman a Corbelli col disegno di farlo esonerare dopo poche giornate (usando, nel caso, anche trasmissioni televisive amiche... come avvenne) e di "bruciarlo" ancora più di quanto non avesse già fatto, in modo da fargli pagare le denunce sul doping in casa bianconera. E, in effetti, l'esonero napoletano fu, per il Boemo, l'autentico colpo di grazia, dal quale probabilmente non s'è più ripreso...
A proposito di quel Napoli-Juve che ho citato poco fa, ho ritrovato uno stralcio della cronaca dell'epoca, sul sito di Raisport. Ve lo sottopongo, senza ulteriori commenti: "[...] Ed in effetti, nel primo tempo, spinto anche dagli ottantamila del San Paolo, il Napoli impone alla Juve la maggiore freschezza atletica. La cura-Zeman comincia a dare i suoi frutti. Il più elevato tasso tecnico dei bianconeri scolorisce di fronte all'aggressività dei partenopei. La sofferenza juventina è maggiore a centrocampo, dove, teoricamente, la linea a quattro, coadiuvata da Zidane, dovrebbe poter facilmente prevalere su quella a tre predisposta da Zeman. Ma nel Napoli gli esterni di difesa, Saber e Baccin, e quelli di attacco, Sesa e Bellucci, si sacrificano moltissimo per dare una mano a centrocampo. L'inferiorità numerica finisce così, molto spesso, per trasformarsi in superiorità, a tutto vantaggio del Napoli. Ed è sempre l'aggressività degli azzurri, i loro raddoppi di marcatura, la loro veemenza, ad impedire al duo Del Piero-Inzaghi, nel primo tempo, di finalizzare il dialogo stretto ai limiti dell'area di rigore. D'altronde anche Zidane, la fonte principale del gioco offensivo juventino, è costantemente tenuta a freno da un esuberante Matuzalem, perno del centrocampo napoletano, presentatosi alla prima di campionato in splendide condizioni di forma. E quando non ci arriva Matuzalem a mettere una pezza per chiudere le falle, ci pensano Vidigal e Tedesco a dargli una mano".
Chissà, in un mondo diverso, come sarebbe andata a finire questa storia...
Libri consigliati: Stefano Marsiglia, Zeman. L'ultimo ribelle, Malatempora, 2005 - 94 pagine, 8 euro.
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macchina del tempo
lunedì 28 settembre 2009
napoli: "poliziotto buono" e "poliziotto cattivo"
Di Diego Del Pozzo
Ho sempre avuto la sensazione che tra Aurelio De Laurentiis e Pier Paolo Marino vi fosse un'intesa quasi totale sul modo di condurre e organizzare il nuovo Napoli, che il produttore cinematografico rilevò sei anni fa dopo il fallimento della vecchia società. Un'intesa, quella tra i due, basata anche su inevitabili compromessi e, soprattutto, su un gioco delle parti altrettanto inevitabile per tener buona una piazza effervescente come quella partenopea.

In particolare, mi ha sempre colpito l'abilità di De Laurentiis e Marino di alternarsi vicendevolmente nei ruoli del "poliziotto buono" e del "poliziotto cattivo" (qui sopra, Denzel Washington ed Ethan Hawke in Training Day), proprio come nei film tanto amati dal presidente azzurro (che, per mestiere, li produce e distribuisce): quando serviva, infatti, il presidente addossava qualche colpa al dirigente, che a sua volta si mostrava, a seconda delle esigenze, tenero e sorridente nei confronti della piazza o della squadra, quando arrivavano le sferzate presidenziali. Con questo voglio dire che ho costantemente avuto, in questi anni di presidenza De Laurentiis, l'impressione netta che Marino fosse assolutamente funzionale alla gestione del produttore cinematografico, sempre bisognoso di un parafulmine che ne mascherasse, in qualche modo, la quasi totale ignoranza calcistica.
A un certo punto, però, diciamo circa a febbraio-marzo di quest'anno, il presidente De Laurentiis deve aver avuto la sensazione che di passi in avanti, con questo trucchetto da poliziesco mediamente commerciale, non se ne potessero più fare; e che, anzi, il suo cospicuo investimento nella società azzurra potesse essere addirittura in pericolo (tutto, infatti, passa per l'ingresso in Champions League in tempi accettabili). Così, parallelamente alla diminuzione della sua ignoranza calcistica, ha deciso di cambiare strategia e, pian piano, ha iniziato a porre in evidenza i limiti dell'operato di Marino, peraltro responsabile di tanti errori - anche gravi - in questi primi sei anni. Tutto ciò è arrivato al suo culmine col repentino ritorno in Italia, con la sfuriata negli spogliatoi di San Siro tra primo e secondo tempo di Inter-Napoli e, infine, col fragoroso licenziamento in diretta televisiva di ieri pomeriggio.
Adesso, tutti sono davvero curiosi di capire quale sarà il nuovo modus operandi di De Laurentiis, che comunque resta uomo e imprenditore dalle mille risorse. Credo che non ci vorrà molto per saperne di più...
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ipse dixit: il presidente-allenatore
"Ho letto un po' di libri sui moduli: è bastata mezz'ora, mi è sembrato tutto chiaro".
Aurelio De Laurentiis
(presidente del Napoli)
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domenica 27 settembre 2009
napoli: s'è svegliata la "bella addormentata"...
Di Diego Del Pozzo
Almeno sette delle nostre dieci-domande-dieci sulla crisi del Napoli hanno avuto oggi pomeriggio l'unica risposta possibile, da parte del presidente Aurelio De Laurentiis, che ha praticamente licenziato il direttore generale Pier Paolo Marino in diretta televisiva.
Il numero uno della società azzurra si è, in pratica, lavato le mani delle tante questioni controverse, accumulate in questi ultimi due anni di sua gestione ed esplose fragorosamente a partire dalla seconda metà della scorsa stagione, scaricando tutta la colpa dei recenti fallimenti sull'uomo che, fino a quando gli ha fatto comodo, lo ha aiutato a costruire il suo costoso giocattolo, al tempo stesso introducendolo nei salotti del calcio italiano che conta.

La "bella addormentata", dunque, s'è finalmente svegliata. E, rumorosamente com'è nel suo carattere, ha dato in pasto alla folla e alla critica il colpevole che tutti stavano cercando, esponendolo al pubblico ludibrio.
Da domani, dunque, si volta pagina. Con uomini nuovi e idee inedite. Almeno fino al prossimo fallimento e al prossimo colpevole.
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Ecco il resoconto dell'esplosiva conferenza stampa odierna di Aurelio De Laurentiis, tratto dal sito Napoli Magazine. Sono intervenuto il meno possibile sul testo originale, proprio per lasciare intatto l'effetto voluto dell'onda che travolge tutto al suo passaggio:
"Tutti quanti sono curiosi di sapere cosa farò. Io sono tornato per fare. Ho grande rispetto per i tifosi del Napoli, ai quali voglio dare un calcio vincente. Sono il primo ad essere dispiaciuto. Sto seguendo due film importanti all'estero, per cui non dovevo tornare in Italia. Ho capito però che c'era qualcosa che non andava. Ho un incontro in programma con Marino nella giornata di lunedì per chiarire il nostro rapporto. Io non voglio vincere con la ragione. E' un chiarimento per fare il bene del Napoli. Le mie decisioni saranno prese solo per il bene del Napoli. Non so cosa può venire fuori da questo incontro. Se mi aspetto le dimissioni? Non è questo il punto. Mi aspetto delle spiegazioni. Se qualcosa non ha funzionato voglio capire cos'è che non va. Negli ultimi anni quando chiedevo qualcosa le mie domande sono state disattese. Spesso e volentieri dicevo: "Perché non facciamo così?", e mi si rispondeva che in base ai suoi trentacinque anni di esperienza non era possibile fare in quel modo. Per me non è una frattura, ma un'esigenza. Io non sono quello che mette sulla graticola e che ha bisogno di prendersi rivincite. Io sono per il gruppo di lavoro. Al momento in cui arrivai sottolineai la necessità della figura del direttore sportivo, oltre al direttore generale: a suo tempo mi disse "Se prendiamo il ds allora me ne vado". E per togliere occasione tolsi di mezzo. Il Napoli, nel tempo, è diventato troppo un club monocratico. Io ho trenta società. Ho sempre avuto un grande rapporto con Reja: quando si sarà stancato, non ci sono problemi. Ho detto a Marino che volevo sfondare anche nel calcio scozzese e americano, ma non abbiamo mai fatto un tubo. Per cui ho capito che Marino lavorava a mezzo servizio o come dg o come ds. Nella sede del club c'erano i pavimenti color vomito: in un attimo ho fatto cambiare tutto. Marino ha 52 anni e io 60: non è possibile gestire un club di A in maniera provinciale. Quest'estate, da maggio con il signor Formisano, mi sono messo a lavorare sullo stadio: con un dg si fa squadra, si fa team. Se il dg è in Lega, serve un ds sul campo di allenamento. Perché non ci sono altre figure nel club? Bisognerebbe chiederlo a Marino. Io chiudo con un utile, quest'anno, di 18 milioni di euro: solo la Lazio è riuscita ad andare bene come il Napoli. A livello dirigenziale io non ho in società una persona che parla in inglese e francese. Perché a Roma non ho mai ricevuto il resoconto settimanale della rete degli osservatori? Io, prendendo il numero uno, pensavo di arrivare in alto, al primo posto. Devo ringraziare Formisano che ha creato 450 prodotti: gli ho fatto venire le emorroidi al cervello. Abbiamo inventato le biciclette, il profumo, l'auto, le barche e la motocicletta del Napoli. L'impostazione monocratica non l'ho data io. A un certo punto mi sono chiesto: perché devo pagare i calciatori con un valore eccessivo e poi non riesco nemmeno a piazzarli ad altre squadre? Se nel cinema non riesco a vendere un film all'estero rimuovo in due minuti il responsabile. Non voglio attaccare Marino. A Castelvolturno ho fatto interventi precisi per evitare malattie: mancavano i bocchettoni alle docce. La palestra? L'ho pagata centodiecimila euro, me l'ha chiesta Donadoni ma doveva chiedermela Marino. La situazione è chiara a tutti. Quest'anno ho fatto una settimana di vacanze. Non è che si chiude il mercato e allora me ne vado quindici giorni in vacanza... Che uomo società sei? Così non sei sul pezzo. A Marino dirò che forse l'entusiasmo è finito, la mission si è esaurita. Non è che perché ho scelto io Donadoni, allora me ne vado in vacanza. Che discorso è? Non oserei mai pensare che uno come Marino, che ha dato tanto al Napoli, possa compromettere questa sua fede per sposare posizioni poco obiettive. Donadoni fa l'allenatore. Ho comprato i diritti dei Gormiti, per il film alle Hawaii: sono in concorrenza con la Disney e la Pixar. Il problema non è Donadoni: Donadoni è un professionista. Bisogna capire solo se il gioco va bene o no. Da anni chiedo di giocare con il 4-4-2 e non con il 3-5-2. Un allenatore libero che mi piace? Non ci ho pensato, lo farò con calma. Un direttore libero che mi piace? Non ho pensato a un direttore, ma a una struttura societaria. Ad esempio su Obinna abbiamo aspettato inutilmente un mese per capire che non cedeva i diritti d'immagine. De Ceglie non è arrivato così come quell'altro esterno, allora è chiaro che scommetto su Datolo. Non mi fate ricordare il giro di campo con Datolo... Mannini? Nel 4-4-2 si esprime bene".
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venerdì 25 settembre 2009
crisi napoli: domande ancora valide
Di Diego Del Pozzo
C'è sempre più confusione all'ombra del Vesuvio. Le cronache odierne parlano di un Aurelio De Laurentiis letteralmente furioso, ancora a distanza di quarantotto ore.
Il presidente azzurro, durante un incontro pubblico dedicato allo stadio San Paolo, se n'è uscito con frasi minacciose, come questa: "Non me ne frega niente di fare processi, mi limiterò a eliminare gli errori. Chi ha sbagliato deve ammetterlo e poi sarò io a decidere".
Intanto, la partita casalinga col Siena si avvicina all'insegna del caos più totale. E le nostre dieci domande restano ancora senza risposta...
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giovedì 24 settembre 2009
dieci-domande-dieci sulla crisi del napoli
Di Diego Del Pozzo
Dopo l'umiliante sconfitta di ieri sera a San Siro contro l'Inter, la confusione in "Casa Napoli" è, se possibile, aumentata ancora di più: nessuna reazione da parte della squadra per l'intero secondo tempo e un allenatore che, nel dopo-gara, parla come se volesse farsi mandar via.
Dopo l'umiliante sconfitta di ieri sera a San Siro contro l'Inter, la confusione in "Casa Napoli" è, se possibile, aumentata ancora di più: nessuna reazione da parte della squadra per l'intero secondo tempo e un allenatore che, nel dopo-gara, parla come se volesse farsi mandar via.
A questo punto, mi è venuto spontaneo elaborare un elenco di dieci-domande-dieci da sottoporre al presidente Aurelio De Laurentiis, al direttore Pier Paolo Marino e al tecnico Roberto Donadoni, per me i tre principali responsabili dell'attuale situazione.
1) Chi ha avallato la cessione di Daniele Mannini in comproprietà alla Sampdoria, privando la squadra dell'unico giocatore in rosa capace di giocare esterno sinistro nel 3-5-2, assicurando qualità e risultati sia in fase offensiva che difensiva? Credo che, se continua così, Mannini andrà ai Mondiali con l'Italia di Lippi.
2) Chi ha deciso di non sostituirlo, durante il mercato estivo; contemporaneamente privando la squadra anche di un buon rincalzo come il giovane Luigi Vitale (ceduto in prestito al Livorno), lasciando così il fronte sinistro del centrocampo a cinque in mano ai soli Datolo (che è un'ala pura e ha difficoltà in fase difensiva) e Aronica (niente più che un onesto terzino), entrambi da adattare in un ruolo non loro?
3) Chi ha deciso di spendere 8.5 milioni di euro per acquistare un ottimo terzino destro da 4-4-2 come Juan Camilo Zuniga, che però nel centrocampo a cinque del Napoli non avrebbe potuto far altro che giocare nell'identico ruolo già coperto da una delle stelle della squadra, cioè Christian Maggio? Insomma, si è acquistata una riserva per quella cifra esorbitante? Non sarebbe stato più saggio spendere tutti questi soldi per la fascia sinistra, essendo la destra già coperta adeguatamente?
4) Collegata alla precedente, c'è una questione di carattere più generale: perché si continua a sprecare il cospicuo budget messo a disposizione dalla proprietà, sperperandolo in operazioni di dubbia utilità e in acquisti di giocatori che, nelle squadre di provenienza, sono niente più che riserve (i casi più eclatanti sono quelli degli strapagati Rinaudo e Pazienza, per le cui cessioni Palermo e Fiorentina stanno ancora ridendo)?
5) Come può, una squadra ambiziosa come il Napoli, giocare con un centrocampo tanto leggero e così male assortito com’è quello composto da Gargano-Cigarini-Hamsik? Chi dà peso e fisicità? Chi ha dato indicazioni tecniche per assemblarlo così?
6) Non servirebbe un attaccante di maggior peso e atletismo, magari un Denis più forte, in modo da poter variare il modo di attaccare della squadra (monocorde e spesso sterile) e, soprattutto, evitare l'assurdo logico dei continui cross dalle fasce senza nessuno in grado di intercettarli efficacemente di testa?
7) Come si può impedire che il gioco del Napoli dipenda totalmente dalle "lune" di Ezequiel Lavezzi, senza alcun ordine, nessuna logica, un po' di varietà?
8) Perché Marek Hamsik continua a sparire quando affronta le grandi squadre o gioca in stadi prestigiosi? E' questione di scarsa personalità o c'è qualcos'altro?
9) Com'è possibile che la squadra sia così timida e sbiadita ogni volta che gioca in trasferta; e che l'allenatore non riesca mai a caricarla a dovere né a evitare il naufragio alla prima difficoltà?
10) Assodato che il 3-5-2 non è un modulo che Donadoni predilige, perché non si è approfittato delle ultime partite, inutili, dello scorso campionato e della preparazione estiva per impostare la squadra direttamente secondo un altro sistema tattico, magari il 4-3-3 prediletto dal tecnico bergamasco o con un più razionale 4-4-2?
2) Chi ha deciso di non sostituirlo, durante il mercato estivo; contemporaneamente privando la squadra anche di un buon rincalzo come il giovane Luigi Vitale (ceduto in prestito al Livorno), lasciando così il fronte sinistro del centrocampo a cinque in mano ai soli Datolo (che è un'ala pura e ha difficoltà in fase difensiva) e Aronica (niente più che un onesto terzino), entrambi da adattare in un ruolo non loro?
3) Chi ha deciso di spendere 8.5 milioni di euro per acquistare un ottimo terzino destro da 4-4-2 come Juan Camilo Zuniga, che però nel centrocampo a cinque del Napoli non avrebbe potuto far altro che giocare nell'identico ruolo già coperto da una delle stelle della squadra, cioè Christian Maggio? Insomma, si è acquistata una riserva per quella cifra esorbitante? Non sarebbe stato più saggio spendere tutti questi soldi per la fascia sinistra, essendo la destra già coperta adeguatamente?
4) Collegata alla precedente, c'è una questione di carattere più generale: perché si continua a sprecare il cospicuo budget messo a disposizione dalla proprietà, sperperandolo in operazioni di dubbia utilità e in acquisti di giocatori che, nelle squadre di provenienza, sono niente più che riserve (i casi più eclatanti sono quelli degli strapagati Rinaudo e Pazienza, per le cui cessioni Palermo e Fiorentina stanno ancora ridendo)?
5) Come può, una squadra ambiziosa come il Napoli, giocare con un centrocampo tanto leggero e così male assortito com’è quello composto da Gargano-Cigarini-Hamsik? Chi dà peso e fisicità? Chi ha dato indicazioni tecniche per assemblarlo così?
6) Non servirebbe un attaccante di maggior peso e atletismo, magari un Denis più forte, in modo da poter variare il modo di attaccare della squadra (monocorde e spesso sterile) e, soprattutto, evitare l'assurdo logico dei continui cross dalle fasce senza nessuno in grado di intercettarli efficacemente di testa?
7) Come si può impedire che il gioco del Napoli dipenda totalmente dalle "lune" di Ezequiel Lavezzi, senza alcun ordine, nessuna logica, un po' di varietà?
8) Perché Marek Hamsik continua a sparire quando affronta le grandi squadre o gioca in stadi prestigiosi? E' questione di scarsa personalità o c'è qualcos'altro?
9) Com'è possibile che la squadra sia così timida e sbiadita ogni volta che gioca in trasferta; e che l'allenatore non riesca mai a caricarla a dovere né a evitare il naufragio alla prima difficoltà?
10) Assodato che il 3-5-2 non è un modulo che Donadoni predilige, perché non si è approfittato delle ultime partite, inutili, dello scorso campionato e della preparazione estiva per impostare la squadra direttamente secondo un altro sistema tattico, magari il 4-3-3 prediletto dal tecnico bergamasco o con un più razionale 4-4-2?
Di domande da fare ce ne sarebbero tante altre, ma sarebbe bello se qualcuno, per iniziare, provasse a rispondere almeno a queste dieci.
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mercoledì 23 settembre 2009
disastro azzurro a san siro...
Di Diego Del Pozzo
Che disastro! Ancora una volta, durante un match giocato in trasferta, il Napoli ha mostrato la sua assoluta mancanza di personalità.
Già sotto di due gol dopo appena quattro minuti, la squadra allenata (allenata?) da Roberto Donadoni si è consegnata come un placido agnellino al burbero gigante nerazzurro, che ha infierito intorno alla mezz'ora (3-0) e, forse pentito, ha poi concesso una rete al Pocho Lavezzi. Quindi, stanca di scherzare, l'Inter ha semplicemente amministrato la partita fino alla fine, contando sull'ammirevole - dal suo punto di vista - mancanza di grinta, cuore, gioco, idee di un Napoli sempre più brutto e noioso.
D'altra parte, la resa degli azzurri era stata certificata fin dal fischio d'inizio, col solito spaesato Zuniga schierato fuori ruolo sulla fascia sinistra e l'ala Datolo relegata addirittura in tribuna, proprio per evitare, magari, di offendere troppo i nerazzurri.
Nelle interviste del dopopartita, il buon Donadoni si è persino detto soddisfatto, perché i suoi uomini (uomini?) "hanno evitato di prendere un'imbarcata e hanno limitato i danni". A questo punto, immagino, sarà scattato l'applauso dei presenti...
La situazione è sempre più seria. Adesso, fossi in Aurelio De Laurentiis, coglierei l'occasione per mettere subito la parola fine a questa infelice parentesi tecnica donadoniana, perché la barca, ormai, sembra davvero in balìa di onde sempre più violente e il nocchiero bergamasco - non certo un uomo di mare - appare in confusione totale. Assieme a lui, però, dovrebbe andare via anche colui che, tra squilli di trombe e fanfare ("Cinquanta milioni di euro spesi!!! Cinquanta milioni di euro spesi!!!"), gli ha consegnato una squadra irrimediabilmente incompleta.
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martedì 22 settembre 2009
pensiero della settimana: sognare cassanate
Di Diego Del Pozzo
Stanotte ho sognato che Lippi convocava Cassano già per le partite di ottobre della Nazionale. E che decideva di andare a giocarsela in Irlanda schierandolo titolare e affidandogli le chiavi della squadra. E che il fantasista della Sampdoria decideva il match con due gol e un assist per il compagno d'attacco Pazzini. E che, sul 3-1 per l'Italia, il commissario tecnico lo sostituiva a cinque minuti dalla fine per fargli raccogliere l'applauso dei tifosi. E che Cassano usciva dal campo salutando il pubblico che gli tributava una standing ovation. E che, definitivamente convinto da questa grande prestazione, Lippi decideva di farne il leader dell'Italia per andare a difendere, con qualche possibilità, il titolo mondiale in Sudafrica...
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lunedì 21 settembre 2009
serie a: il decalogo del week-end
Di Diego Del Pozzo
Ecco le dieci cose secondo me più interessanti verificatesi nel week-end calcistico di Serie A.

1) La Sampdoria capolista di Gigi Del Neri (qui sopra, l'esultanza dei giocatori durante la partita col Siena) sta continuando a dare ragione al mio pronostico di inizio stagione, confermandosi nel ruolo di squadra-rivelazione del campionato, anche se ritengo che tale definizione sia riduttiva visti il valore della rosa blucerchiata e la qualità del calcio espresso finora. Del Neri si dimostra, una volta di più, grande allenatore, capace di dare un gioco personale alle proprie squadre e di renderle efficaci e spettacolari al tempo stesso. Il suo lavoro si sta rivelando particolarmente redditizio, come da tradizione, con gli esterni di centrocampo, in particolar modo con l'ottimo Daniele Mannini di queste settimane (già da Nazionale?). Al resto, ovviamente, pensa un Antonio Cassano geniale come non mai e sempre più continuo.
2) La Roma schianta la Fiorentina nel posticipo e ritrova gioco e risultati: bravo Ranieri, ma tutto passa per i piedi e la testa di Totti (nella foto qui sopra) e il cuore di De Rossi. Io, però, non sopravvaluterei troppo questa vittoria, ottenuta contro la solita Fiorentina cronicamente incapace di coniugare campionato e Champions League. Scommetto che i viola, anche quest'anno, voleranno nella seconda parte di stagione, una volta eliminati dall'Europa che conta.
3) Il Milan batte il Bologna caricandosi con l'inno della Champions negli spogliatoi e, soprattutto, facendo a meno dello zavorrante Ronaldinho di questi ultimi anni: buona l'intuizione di Abate terzino destro "alla Maicon", confermata la ripresa di Nesta, incoraggianti i progressi di Pirlo senza Ronie. Insomma, il Diavolo pian pianino potrebbe anche tornare a far paura.
4) Giampiero Ventura continua a dare spettacolo e a ottenere risultati col suo Bari (qui sotto, nella foto), grazie a un calcio piacevole e propositivo già visto due stagioni fa nel 4-2-4 adottato alla guida del Pisa neo-promosso in Serie B, il quale avrebbe, forse, addirittura conquistato la massima serie senza la lunga catena di infortuni del finale di stagione.
5) Colui che è stato in ballottaggio con Ciro Ferrara fino all'ultimo, per la panchina della Juventus, torna ad allenare a un mese di distanza dall'addio al Bari portato in Serie A. Antonio Conte, infatti, rileva oggi l'esonerato Angelo Gregucci alla guida di un'Atalanta fin qui disastrosa. I risultati ottenuti finora in carriera lasciano ben sperare e incuriosiscono riguardo all'impatto che Conte potrà avere su una squadra non priva di giocatori di talento.
6) E a proposito di Juve, assieme alla scoppiettante Sampdoria c'è proprio la Vecchia Signora in testa alla classifica di Serie A: concreta, solida, efficacissima, ordinata, grintosa. Ma, soprattutto, con un ritrovato Gigi Buffon tra i pali: dopo le critiche della passata stagione, è evidente che il portiere della Nazionale italiana ha deciso di riconquistare lo scettro di miglior estremo difensore del globo terracqueo, proprio nell'anno dei Mondiali.
7) L'anno scorso, il Cagliari di Max Allegri partì con cinque sconfitte nelle prime cinque giornate di campionato, per poi stupire e incantare tutti. Quest'anno ha già fatto meglio, con un punto nelle prime quattro. Ieri ha dominato l'Inter al Sant'Elia e avrebbe certamente meritato la vittoria, invece che un'allucinante sconfitta: la qualità del gioco è già quella, spettacolare, della passata stagione e anche la condizione sta ritornando a ottimi livelli. Insomma, da ora in poi attenti al Cagliari!
8) Il solito, irredimibile José Mourinho è sempre più nervoso e si fa espellere durante la partita di Cagliari (qui sopra, uno dei due gol del decisivo Diego Milito): un turno di squalifica e 15.000 euro di multa, comminatigli oggi per i pesanti e reiterati insulti all'arbitro. Che il portoghese abbia capito, dopo il confronto diretto di mercoledì sera col Barcellona, che anche quest'anno la Champions League resterà una chimera, nonostante la rosa fortissima a sua disposizione? Intanto, la qualità di gioco è data ancora per dispersa...
9) Tornando alla Sampdoria, ieri ha giocato la sua prima gara dall'inizio il giovane e promettentissimo centrocampista diciannovenne Andrea Poli: annotiamoci tutti il suo nome, perché in futuro lo sentiremo molto spesso.
10) E, dulcis in fundo, il Napoli. C'è sempre più confusione sotto al Vesuvio, come avrà notato chi ha avuto la sfortuna di assistere a Napoli-Udinese 0-0. Nonostante la faraonica (?) campagna acquisti estiva, infatti, la squadra di Roberto Donadoni è ancora chiaramente incompleta e va avanti tra pericolosi equivoci tecnico-tattici: a) Chi ha avallato la cessione di Mannini in comproprietà alla Sampdoria, privando la squadra dell'unico giocatore in rosa capace di giocare esterno sinistro nel 3-5-2, assicurando qualità e risultati sia in fase offensiva che difensiva? b) Chi non lo ha sostituito sul mercato, privando la squadra anche di un buon rincalzo come il giovane Vitale (in prestito al Livorno), lasciando il fronte sinistro di un centrocampo a cinque in mano ai soli Datolo (un'ala pura) e Aronica (un onesto terzino), entrambi da adattare in un ruolo non loro? c) Chi ha deciso di spendere 8.5 milioni di euro per acquistare un ottimo terzino destro da 4-4-2 come Zuniga, che però nel centrocampo a cinque del Napoli non avrebbe potuto far altro che giocare nell'identico ruolo già coperto da una delle stelle della squadra, cioè Christian Maggio? Si è acquistata una riserva per quella cifra esorbitante? Non sarebbe stato più saggio spendere quei soldi per la fascia sinistra, essendo la destra già coperta adeguatamente? d) Come può, una squadra ambiziosa com'è il Napoli, giocare con un centrocampo tanto leggero quanto quello composto da Gargano-Cigarini-Hamsik? Chi dà peso e fisicità? e) Non servirebbe anche un attaccante di maggior peso e atletismo, magari un Denis più forte, in modo da variare il modo di attaccare della squadra e, soprattutto, evitare l'assurdo logico dei continui cross dalle fasce senza nessuno in grado di intercettarli di testa? f) Come si può impedire che il gioco del Napoli dipenda totalmente dalle lune di Lavezzi, senza un ordine, una logica, un po' di varietà? A tutte queste domande, purtroppo, non è ancora riuscito a dare una risposta sul campo un sempre più confuso Donadoni, che si sta dimostrando l'allenatore meno adatto per una piazza come Napoli. I problemi veri, però, nascono dalle scelte di una dirigenza non sempre all'altezza: vero De Laurentiis e Marino?
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