martedì 8 gennaio 2013

serie a: napoli-roma 4-1 e mazzarri ha la meglio su zeman

Di Adriano Bacconi
(Il Mattino - 8 gennaio 2013)

Uno scontro anche filosofico era quello tra Zeman e Mazzarri. Da una parte l'integralismo del boemo, che partendo dal presupposto dell’assoluta validità dei propri principi mira a stabilire la propria egemonia in campo, dall'altro il pragmatismo del tecnico toscano, improntato a una visione realistica e pratica e finalizzato a ottenere risultati concreti. Il verdetto è stato inequivocabile, dando ragione alla duttilità e alla capacità di adattarsi all'avversario del Napoli.
La Roma ha provato a fare la partita creando anche alcune situazioni di pericolo. Ma non ha saputo trovare le contromisure per proteggersi dalle ripartenze micidiali dei partenopei. La squadra giallorossa persa palla sì è spesso allungata con i centrocampisti e la linea difensiva, costretta a scappare all'indietro per rincorrere i tagli di Cavani. Era auspicabile un atteggiamento più prudente di De Rossi davanti alla difesa. Il mediano della Nazionale avrebbe dovuto presidiare meglio il castello difensivo dalle scorribande di Pandev e Hamsik. Da questa lacuna nasce il gol dell'immediato vantaggio, realizzato con irrisoria facilità.
Retropassaggio di Gamberini a De Sanctis, Pjanic in pressing sul portiere, palla lunga a centrocampo impattata da Bradley. Sul controllo di Inler sia la mezzala americana che De Rossi avanzano perdendosi alle spalle proprio Pandev. Elementare il passaggio filtrante di Inler per il macedone. Il Napoli può così attaccare la profondità con la sua arma migliore: la velocità. Castan dopo un attimo di imbarazzo è costretto ad accorciare sul portatore di palla, Cavani decodifica immediatamente la situazione e attacca il corridoio dietro di lui. L'assist è preciso come la conclusione dell'uruguagio che di esterno destro infila Goicoechea.
La partita si è incanalata subito sui binari giusti per il Napoli ma questo non è sufficiente a spiegare il 4 a 1 finale. Per arrivare all'essenza del match dobbiamo tradurre il pragmatismo di Mazzarri in atti concreti. La convinzione del tecnico era che il tridente della Roma andasse frenato creando intorno ai suoi interpreti delle sistematiche superiorità numeriche. Da qui la scelta di «agire» col 4-4-2. In questo modo Totti da una parte e Lamela dall'altra avrebbero trovato oltre all'opposizione del terzino anche quella dell'esterno di parte (Maggio a destra e Hamsik a sinistra). Al centro la coppia Britos-Gamberini si sarebbe presa cura di Destro.
In questo modo Mazzarri ha ottenuto anche un altro risultato. Abbassare il baricentro della squadra, risucchiare i giallorossi nella propria metà campo e favorire le incursioni di Cavani in campo aperto. Un capolavoro tattico esaltato anche da una cattiveria agonistica che traspariva dalle espressioni facciali di De Sanctis, di Maggio, di Cavani, del mister stesso. Volti tirati, mandibole contratte, urla di incitamento o di richiamo, quel mix di tensione, aggressività, timore per l'avversario, voglia di vincere da tirar fuori nei momenti decisivi per dare quel qualcosa in più. Quel qualcosa che è mancato alla banda di Zeman. La Roma non ha retto l'urto emotivo con la partita nell'inizio delle due frazioni di gioco e nel finale. Un fattore mentale che, al contrario, Mazzarri cura molto attraverso la cura maniacale dei dettagli. La concentrazione sul match non arriva per grazia ricevuta ma con la consapevolezza di aver studiato al meglio tutte le specificità della gara e averne metabolizzato le soluzioni.
Ad esempio sono sicuro che la posizione di Hamsik come quarto di sinistra a centrocampo avesse lo scopo, oltre che di raddoppiare su Lamela o coprire l’avanzata di Piris, anche di sfruttare, nelle ripartenze, lo spazio alle spalle di Pjanic. Un esempio? 33' del primo tempo: Pjanic si inserisce ma Gamberini capisce tutto, la palla arriva ad Hamsik che la smista di prima su Pandev. Immediatamente si crea il «2 contro 2» centrale. Il Matador è stoppato da Castan. Zeman avrebbe fatto bene a rinunciare a Lamela, mettere Pjanic attaccante esterno e inserire Florenzi a metà campo sulle tracce di Hamsik. Ma avrebbe tradito il suo integralismo, non sia mai.

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Il sito ufficiale di Adriano Bacconi è www.adrianobacconi.it

martedì 27 novembre 2012

napoli: finora il bilancio è positivo, secondo a - 2 dalla vetta della serie a

Di Diego Del Pozzo

Siamo arrivati a fine novembre e se ne sono andati, dunque, quasi tre mesi di stagione calcistica. Può essere un buon momento, allora, per tracciare un primo bilancio di quanto accaduto finora, in particolare puntando l'attenzione sulla contestatissima - da chi è miope o in malafede - annata del Napoli.
Dopo la pesante vittoria di ieri sera a Cagliari (0-1, con gol decisivo di Hamsik - qui nella foto - al 73') e le concomitanti sconfitte di Juventus e Inter, gli azzurri sono tornati al secondo posto in classifica in Serie A, a due soli punti di distanza dalla capolista Juve. E in Europa League la squadra partenopea si è già qualificata per il turno successivo (i sedicesimi di finale, andata e ritorno a eliminazione diretta) con un turno di anticipo, rendendo praticamente inutile - poco più che un'amichevole, nella quale far giocare un po' di seconde linee e giovanotti assortiti - la gara conclusiva, al San Paolo con il Psv Eindhoven. Ricapitolo: secondo posto in classifica in Serie A (a meno due dalla vetta) e qualificazione europea conquistata in anticipo.
Eppure, mai come quest'anno Walter Mazzarri è contestato e criticato, soprattutto all'interno dell'ambiente napoletano, tra critica locale e tifosi, lasciando spesso sbalorditi gli osservatori esterni per un atteggiamento del tutto irrazionale e ingiustificato, tanto più se si tengono presenti i reali valori tecnici medi della rosa partenopea - Cavani e Hamsik esclusi - e li si confrontano con quelli di avversarie interne come Juventus, Inter, Roma, ma aggiungerei persino Lazio e Fiorentina.
Insomma, seppur avvelenato nel cuore per quanto gli tocca subire quasi quotidianamente, Mazzarri sta compiendo anche quest'anno un nuovo miracolo. Non lo dico io, bensì i numeri, i quali parlano - a questo punto della stagione - del secondo Napoli migliore della sua storia. Nel primo, però, giocava un certo Diego Armando Maradona...
(Articolo pubblicato anche sul sito Napolisoccer.net)

domenica 18 novembre 2012

apologia di walter mazzarri, allenatore odiato a prescindere

Di Diego Del Pozzo

Dopo il 2-2 casalingo di ieri sera contro il Milan, con tanto di rimonta subita dal Napoli (da 2-0 a 2-2), sono tornate a gridare forte le voci - soprattutto napoletane - contro Walter Mazzarri, accusato dai più di essere troppo rigido, non adatto a guidare una squadra di vertice e altre assurdità simili. Assurdità, però, che a furia di essere urlate e ripetute a cantilena stanno diventando quasi leggende metropolitane, in maniera straordinariamente ingenerosa nei confronti di un uomo di calcio che ha letteralmente forgiato questa squadra.
Partiamo dal match di ieri sera. Molti osservatori ingenerosi affermano che il Napoli sul 2-0 non ha giocato più. Gli stessi osservatori, ancora più ingenerosi, urlano che Mazzarri non capisce nulla di calcio. Però, in realtà, durante Napoli-Milan di ieri sera (contro il miglior Milan della stagione, finora), dal 2-0 in poi è accaduto esattamente quanto segue: 1) Insigne solo davanti al portiere prova a passare a Cavani marcato invece di tirare in porta e segnare il 3-0; 2) nel secondo tempo, Hamsik irrompe in area da sinistra, crossa basso a tagliare tutta l'area piccola e Maggio in scivolata non mette dentro da pochi passi; 3) ancora Hamsik si inserisce centralmente in velocità e tira dal limite dell'area sfiorando il palo (e di solito queste azioni le segna otto volte su dieci); 4) Cavani tira forte dal limite dell'area e costringe Abbiati a un'ottima parata; 5) Ancora Cavani tira e sollecita il portiere milanista alla parata, a conclusione di un'azione tambureggiante del Napoli in area rossonera. A questo punto, Napoli-Milan di ieri sera poteva essere tranquillamente sul 4-1, nonostante la serata non felice di molti azzurri, soprattutto dal punto di vista fisico-atletico (lo stesso Cavani è apparso stanco e meno lucido del solito).
E allora, passando dal particolare al generale, mi chiedo: ma è chiaro ai tanti, troppi nemici di Walter Mazzarri che, se al Napoli manca qualche titolare in attacco, dalla panchina deve alzarsi l'ectoplasma di Edu Vargas, mentre il Milan - squadra quest'anno da metà classifica - può tenere Pazzini e Robinho (senza contare il fantasma di Pato) tra le riserve? E non parliamo nemmeno delle possibili rotazioni di Juventus, Inter e Roma (Destro per Osvaldo è un lusso assoluto). Perché, allora, chi non sopporta il tecnico toscano non prova a chiedersi chi è che tiene questa rosa - nella quale vi sono soltanto due veri fuoriclasse, Cavani e Hamsik; oltre a un fuoriclasse potenziale come Insigne e ad alcuni buoni giocatori - ai vertici del calcio italiano da tre stagioni a questa parte (con tanto di Coppa Italia in bacheca), nonostante una società inadeguata a livello di vertice e spesso assente che costringe il tecnico a metterci sempre la faccia anche in questioni che dovrebbero essere risolte dai dirigenti, come avviene in altre piazze? Dove gli altri, infatti, hanno Marotta e Branca (se non direttamente Agnelli e Moratti, quando serve), Galliani, la coppia Sabatini-Baldini, Lotito, Pradè, Lomonaco, ecc. il Napoli ha sempre e soltanto Walter Mazzarri, peraltro - come si è capito da qualche settimana - con i problemi di salute che lo stanno accompagnando e, forse, a fine stagione lo costringeranno a fermarsi per qualche tempo.
Allora, senza voglia di polemica con nessuno, inviterei i detrattori per partito preso a ragionare con maggiore lucidità e meno isteria su che cosa sia realmente il Napoli di questi anni e su ciò che sta facendo in Italia e in Europa, probabilmente mantenendosi ben al di sopra delle proprie reali possibilità tecniche ed economiche. Poi, tanto si è capito che a fine stagione sarà consumato il divorzio tra Mazzarri e Napoli. E allora temo che molti nodi verranno al pettine e che, finalmente, anche i criticoni di professione capiranno quale (chi) fosse il valore aggiunto di questa squadra, Cavani e Hamsik a parte.
Al Mazzarri di questa stagione imputo, finora, un solo errore grave: aver dato il via libera alla cessione di Gargano, peraltro a una diretta concorrente come l'Inter, invece di provare a convincerlo a continuare a far parte di una rosa di 14-15 titolari che avrebbero ruotato tra loro più o meno regolarmente. Ma, ovviamente, anche in questa vicenda la società si è distinta per assenza, delegando ogni responsabilità direttamente al tecnico. Per quanto riguarda, coloro che criticano l'allenatore per il modo nel quale utilizza Insigne e Vargas, nel primo caso è semplicemente in atto un processo graduale che pian piano porterà il talento di Frattamaggiore a una maglia da titolare fisso, senza bruciarlo di fronte a una piazza complessa come quella partenopea (mai tenera con i propri figli); nel secondo, invece, non dimentichiamo che Mazzarri non aveva chiesto né voleva l'attaccante cileno, perché evidentemente non lo reputava (reputa) adatto al gioco che ha in mente di far praticare alla squadra: Vargas, infatti, non ha il fisico, l'atletismo e l'intensità che servono per reggere i ritmi del calcio italiano ed europeo. Poi, sempre guardando alla rosa attuale degli azzurri, mica è colpa di Mazzarri se in panchina non ha nessun altro attaccante (nemmeno un Cristiano Lucarelli, per dire...) che possa surrogare Cavani in caso di bisogno e, dunque, sia costretto a far fare proprio a Vargas un gioco per il quale non è evidentemente tagliato. Lui il centravanti di riserva lo ha chiesto molte volte ai suoi dirigenti, ma loro non glielo hanno mai preso: due anni fa, addirittura, il presidente Aurelio De Laurentiis bocciò e definì vecchio Luca Toni, quando l'acquisto dell'attaccante oggi (due anni dopo!) in gran spolvero alla Fiorentina era stato praticamente concluso. E perché, invece, nessuno ricorda mai il lavoro notevole fatto dallo staff tecnico azzurro su calciatori come Paolo Cannavaro, Totò Aronica (errore col Torino a parte...), Camilo Zuniga o Goran Pandev (rinato al calcio, nonostante la pausa delle ultime settimane)?
Se Mazzarri fosse un po' più diplomatico e meno arrogante sarebbe probabilmente considerato all'unanimità il miglior allenatore italiano in circolazione. Invece, gli si riconoscono al massimo, quasi come contentino, le buone doti di motivatore, tacendo regolarmente il fatto che mezza Serie A, ha copiato e adottato, negli ultimi due anni, la sua difesa a tre e lo schema tattico 3-5-2 con le sue varianti.
(Articolo pubblicato anche sul sito Napolisoccer.net)

giovedì 15 novembre 2012

la storia del calcio dall'enciclopedia treccani

Calcio - La Storia Del Calcio

Enciclopedia dello Sport
La storia del calcio sommario:□ Il calcio dalle origini a oggi. □ L'evoluzione della tecnica di gioco. □ Gli schemi tattici. □ Le tecniche di allenamento. □ Le regole. □ L'arbitraggio. □ Le attrezzature e gli impianti. □ Gli stadi del calcio. □ Le organizzazioni internazionali. □ Aspetti legislativi. □ Doping. □ Aspetti economici. □ Il calcio-mercato. □ Il calcio e la televisione. □ Calcio e sponsor. □ Il tifo. □ La violenza e le tragedie del calcio. □ I grandi incidenti delle squadre. □ Gli scandali del mondo del calcio
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venerdì 9 novembre 2012

cavani sempre più mostruoso: quattro gol al dnipro in europa league

Un Edinson Cavani davvero mostruoso realizza ben quattro gol al San Paolo contro il Dnipro Dnipropetrovsk allenato da Juande Ramos e trascina il suo Napoli alla rimonta dal 1-2 del 75' fino al definitivo 4-2 nel match di Europa League di ieri sera. Pazzesco!!! (foto di Sergio Siano)

sabato 3 novembre 2012

l'arroganza truccata da perbenismo...

"I deboli su questa terra non sono rappresentati. Per questo ho sempre detestato la Juventus, l'immagine dell'arroganza truccata da perbenismo. Per me vincere era un incidente di percorso, per loro una condanna" (Ezio Vendrame, calciatore e poeta).

domenica 28 ottobre 2012

la vergogna di catania-juventus e una serie a già assegnata a tavolino...

Di Diego Del Pozzo

Poiché l'Italia è in grave crisi economica, perché la Lega A e la Federazione Italiana Giuoco Calcio non danno il proprio contributo concreto al risanamento del Paese, iniziando col risparmiare i tanti soldi necessari per l'organizzazione e la gestione delle restanti partite della Serie A 2012-2013?
Dopo la vergogna alla quale tutto il mondo ha assistito stamattina, in occasione di Catania-Juventus 0-1, sarebbe decisamente più saggio, infatti, dare fin da ora il campionato vinto a tavolino alla squadra dell'onesto Antonio Conte e della dinastia Agnelli, in modo da evitare a tifosi, calciatori, tecnici e allenatori delle altre squadre ulteriori prese per i fondelli da qui a maggio 2013.
Lo schifo che si è consumato sul prato del Massimino è ben evidente nella foto visibile qui sotto, nella quale è possibile "ammirare", a sinistra, il gol regolare annullato al Catania per un fuorigioco inesistente, con l'arbitro e il guardalinee che avevano convalidato la rete, ma dopo le proteste violente della panchina bianconera hanno cambiato idea, probabilmente spaventati dall'idea di un errore a discapito dei campioni in carica; a destra, quindi, si vede il decisivo gol irregolare convalidato alla Juve con Bendtner in chiara posizione di fuorigioco.
Che vergogna!!!
E' anche così che si vincono i campionati, come dimostra il precedente dello scorso anno, col celeberrimo gol di Muntari non convalidato per i rossoneri, ingiustamente, in un fondamentale Milan-Juventus. E quest'anno, l'andazzo è ancora peggiore...
Addirittura, l'importante bookmaker irlandese Paddy Power, in seguito a questo vergognoso doppio episodio, ha creato un precedente storico per il mondo italiano delle scommesse, decidendo di applicare il cosiddetto "Justice Payout" per non penalizzare gli scommettitori. In base a tale principio, infatti, verranno pagate vincenti tutte le scommesse singole sul segno 1 del Catania nel match contro la Juventus. "Certe volte un risultato è talmente ingiusto che, semplicemente, è giusto rimborsare", è il messaggio che Paddy Power ha voluto lanciare a un campionato che continua a perdere la propria credibilità anche agli occhi degli scommettitori internazionali.
Tra l'altro, se il gol di Bergessio che avrebbe portato il Catania sul 1-0 è stato annullato dall'arbitro di linea Rizzoli - com'è quasi certo, ormai, in particolar modo dopo un'accurata ricostruzione trasmessa da Sky Sport 24 nel pomeriggio - probabilmente potrebbe essere stato commesso persino un errore tecnico, perché mi risulta che all'arbitro di linea, a inizio stagione, sia stata data l'indicazione di non intervenire sui fuorigioco, bensì di concentrarsi soltanto su ciò che accade in area, in modo da favorire i guardalinee, che così possono dedicarsi proprio a giudicare i fuorigioco e azioni simili. Infatti, in questo caso, il guardalinee all'inizio aveva convalidato il gol, poi ha cominciato ad avere dubbi dopo che Rizzoli lo ha richiamato attraverso l'auricolare e, quindi, si è cacato sotto di fronte alle veementi (e immotivate: anche di questo bisognerebbe parlare...) proteste juventine.
Ma si può andare avanti così, dopo ciò che si è già visto in appena due mesi di stagione calcistica italiana? Quale credibilità ha, di fronte a tutto ciò, l'intero movimento calcistico italiano?

venerdì 26 ottobre 2012

le brutte figure europee di una società che vorrebbe essere grande (ma non lo è)

Di Diego Del Pozzo

Una società emergente che ha l'ambizione di inserirsi tra le grandi dell'Europa calcistica non può permettersi di fare brutte - anzi pessime - figure come quelle che sta inanellando il Napoli durante l'Europa League 2012-2013. E nemmeno la pur legittima esigenza di concentrarsi esclusivamente sul campionato può giustificare imbarcate come quelle prese dagli uomini di Walter Mazzarri sia a Eindhoven che a Dnipropetrovsk, contro avversarie di buon livello - e, nel primo caso, di notevole blasone - come Psv e Dnipro. Così, infatti, si rischia di vanificare in breve tempo tutto il credito internazionale accumulato lo scorso anno grazie alla sorprendente Champions League conclusasi agli ottavi con la sconfitta soltanto ai tempi supplementari contro i futuri campioni del Chelsea. Continuando lungo la strada intrapresa, il Napoli rischia - oltre all'eliminazione - di essere percepito dagli osservatori stranieri come la squadretta europea di questa stagione, grazie a una gestione arrogante e superficiale, ai limiti della provocazione, da parte di società e allenatore.
Il pasticcio difensivo sul 2-0 ucraino
La partecipazione a una competizione internazionale non può essere ridotta ad allenamento infrasettimanale o a test per capire il reale livello dei cosiddetti rincalzi, come hanno lasciato intendere le discutibilissime dichiarazioni rese da Mazzarri nel post-partita ucraino. La partecipazione a una competizione internazionale - conquistata sudando sul campo - si onora nel miglior modo possibile: è così che fanno le grandi squadre, pur praticando tutte un turnover tra gli uomini delle rispettive rose: l'Inter ha fatto turnover, lo ha fatto il Liverpool, l'Atletico Madrid, il Lione, la Steaua Bucarest; tutte squadre con una tradizione europea più lunga e consolidata rispetto a quella del Napoli. E in giro per il Continente sono già in tanti, tra gli addetti ai lavori più autorevoli, a considerare presuntuosa la "politica" della società partenopea e del suo allenatore: basti ricordare soltanto le dichiarazioni di tecnici di prestigio come Dick Advocaat (dopo la facile vittoria del suo Psv, nel penultimo turno) o Mircea Lucescu (il guru rumeno dello Shakhtar Donetsk, che alla vigilia aveva dato per spacciato il Napoli 2 contro il Dnipro).
Il turnover si può certamente fare, ma innanzitutto tarandolo sulle singole partite, poiché giocare al San Paolo con l'Aik Solna non è la stessa cosa che andare in Olanda e Ucraina per affrontare Psv e Dnipro (società gloriosa che, peraltro, con la vecchia denominazione russa di Dniepr ha anche vinto due titoli di campione sovietico durante gli anni Ottanta, quando poteva schierare in attacco il grande Oleg Protasov). E poi, turnover a parte, in campo bisogna mettere la medesima intensità riservata alle grandi sfide interne con le big italiane, intensità che è, d'altronde, una tra le caratteristiche del gioco del Napoli di questi anni e che, in campo internazionale, diventa elemento basilare per potersi confrontare con qualche chance di successo contro chiunque: nelle competizioni europee, infatti, si corre e si pressa in maniera dinamica e con una velocità e continuità nell'arco dei 90 minuti ormai quasi del tutto sconosciute nella nostra impoverita Serie A (e, in questi anni, proprio il Napoli di Mazzarri ha rappresentato, in tal senso, una felice eccezione...).
Le antipatiche dichiarazioni che Walter Mazzarri ha reso ieri sera, al termine della disfatta di Dnipropetrovsk, mi hanno lasciato un retrogusto amaro in bocca ("Questi giovani li dobbiamo vedere all'opera anche per capire fino a che punto possano essere utili anche in campionato. [...] D'altronde non abbiamo 22 top player nella rosa. Prendiamo Insigne e Vargas: io so bene che giocare a certi livelli in Europa non è come fare bene in Serie B o essere protagonisti in Cile. Sono i giornali che esaltano i ragazzi se fanno bene per dieci minuti"), come se il tecnico azzurro avesse voluto dimostrare alla società e all'opinione pubblica di avere a tutti i costi ragione per quel che concerne le proprie scelte e convinzioni, anche a rischio di bruciare qualche giovane talento come Lorenzo Insigne, che magari, se fosse inserito in un Napoli appena un po' meno sperimentale, potrebbe giocarsi meglio le occasioni che gli vengono concesse: perché, per esempio, non provare a schierarlo dall'inizio accanto a uno tra Pandev e Cavani, alternando questi due per un tempo a testa? E perché inserire Zuniga in una posizione assolutamente delirante, che ha danneggiato non poco anche lo stesso Insigne? Le domande, però, potrebbero continuare e riguardare anche portiere (Che bisogno ha, un "highlander" come De Sanctis, di fare turnover già a ottobre?), difensori (Uno tra Cannavaro e Campagnaro in campo proprio non serviva?) e centrocampisti (Inler, col fisico che ha, si sarebbe stancato così tanto a giocare 45 minuti?). Forse, per uscire indenni dalla Dnipro Arena (o magari per vincere), sarebbe bastata una formazione come questa: De Sanctis - Gamberini, Cannavaro (Campagnaro), Aronica - Mesto, Dzemaili, Inler (Donadel), Zuniga - Vargas, Insigne - Cavani (Pandev). E, naturalmente, tanta voglia in più...
Con tutto il rispetto per il Chievo (tradizionale "bestia nera" del Napoli), siamo proprio sicuri che battere i veronesi domenica sera al San Paolo sia (sarà) più difficile che giocare in trasferta contro un avversario di buon livello come il Dnipro, secondo in Ucraina dietro soltanto a quello Shakhtar Donetsk che oggi rientra certamente tra le cinque-sei squadre più forti d'Europa? Forse, se questo deve essere l'approccio alla seconda competizione continentale per club, il Napoli sarebbe stato più onesto se, al termine della scorsa stagione, avesse deciso di rinunciare a disputare l'Europa League, lasciando libero un posto per una squadra più motivata e che avrebbe prodotto minori danni al già disastrato ranking Uefa delle compagini italiane.

venerdì 19 ottobre 2012

tattica: adriano bacconi gioca juve-napoli in anticipo

Di Adriano Bacconi
(Il Mattino - 19 ottobre 2012)

Il centrocampo della Juventus contro l'attacco del Napoli. Su questo piano si giocherà la supersfida di sabato. Una statistica parla chiaro a questo proposito. Il Napoli ha segnato finora col suo tridente 12 gol, l'86% dell'intero bottino della squadra. Modesto, molto più modesto il bilancio delle punte bianconere ferme a quota 8, pari al 47% del totale dei gol della Vecchia Signora. Come interpretare questo dato macroscopico in chiave scontro diretto? La lettura è abbastanza semplice. La squadra di Conte per fare gol deve attaccare con 2, a volte 3 reparti, producendo uno sforzo fisico, organizzativo e mentale enorme. Deve pressare altissimo, posizionare molti giocatori oltre la linea della palla e arrivare spesso al tiro con azioni molto manovrate. Quest'anno è cresciuta di 5 punti la percentuale dei gol del reparto offensivo (dal 42% della stagione scorsa appunto al 47%), ma questo miglioramente è dovuto ai 3 centri di Giovinco (peraltro inutili, fatti cioè a punteggio acquisito), altrimenti il problema del gol sarebbe, in casa Juve, ancor più pressante. Non è un caso che i passaggi completati dai bianconeri nell'ultimo terzo d'attacco siano circa 800 (300 in più di quelli del Napoli!).
La spiegazione è tattica e di mentalità. Mazzarri ha stabilito delle priorità precise in fase di possesso palla e al primo posto c'è l'equilibrio, ovvero: mai rischiare l'inferiorità numerica centralmente anche nelle transizioni negative (quindi due difensori marcano e uno scala), l'opposto deve chiudere sempre la diagonale (quindi difficilmente i due esterni si staccano contemporaneamente), i mediani devono stare attenti a darsi copertura preventiva (uno a sostegno dell'altro). Tutto questo produce una squadra accorta che difficilmente aggredisce alto ma che riesce a gestire la gara anche se non ha la palla nei piedi. Cosa che potrebbe accadere spesso a Torino. Se il pressing ultraoffensivo dei bianconeri non dovesse funzionare gli azzurri sapranno come sfruttare la situazione. Pandev e Hamsik avanzeranno sul lato debole dell'avversario per dettare il cambio di gioco e l'improvvisa ripartenza. La capacità di arrivare al tiro in pochi secondi del Napoli è unica forse nel mondo, grazie anche alla complementarietà tecnica dei tre marines d'assalto che hanno alzato, dall'anno scorso, il loro peso specifico in termini di gol dal 74% all'86% (considerando anche la rete di Insigne naturalmente). Mazzarri infatti ha diminuito il gioco in ampiezza e aumentato ancor più la ricerca della profondità.
Atteggiamento che si intuisce chiaramente vedendo la disposizione tattica del secondo tempo con l’Udinese. Sette giocatori ben ancorati nella propria metà campo, 2 attaccanti che partono larghi ma si accentrano e Hamsik pronto a inserirsi in verticale, come nell’occasione del gol del 2-1. Il tridente sembra apparentemente slegato dal resto della squadra ma così non è. La capacità di corsa e di leggere le situazioni di gioco di tutti i suoi interpreti rendono questo reparto comunque connesso col resto della squadra anche se le distanze appaiano a prima vista troppo lunghe. Sarà ancora una volta lo slovacco, cerniera lampo della squadra, la mina vagante che dovrà fare la differenza allo Juventus Stadium. Il suo duello con Pirlo caratterizzerà il match. Da una parte la sua capacità di rientrare e posizionarsi sulle linee di passaggio e la sua maggiore fisicità dovranno servire a rallentare, limitare e rendere più prevedibile il regista bresciano (decisivo coi suoi lampi anche con la Nazionale), dall’altra dovrà avere la forza di ripartire, la lucidità per servire i suggerimenti ai compagni, l'opportunismo di cercare ancora la via del gol.
Sapendo che conterà avere pazienza. Entrambe le squadre arrivano a tirare di più nella seconda parte della gara (10 tiri in più il Napoli, 11 la Juve). Ma attenzione! La maggior incisività della Juve nella ripresa è frutto di un maggior numero di passaggi fatti dalla squadra in zona d'attacco, quindi di un rischio calcolato che Conte si prende per sbloccare o chiudere le partite. Il Napoli no, aumentano solo gli spunti individuali, in particolare i dribbling. Nei momenti caldi del match il Napoli fa la differenza col maggior tasso tecnico dei suoi top player, senza bisogno di sbilanciare la squadra. Si potrebbe dire che mentre Conte nella ripresa deve sparigliare per vincere (come ha fatto a Siena mettendo Giaccherini ed Asamoah a fare i terzini in uno sbilanciatissimo 4-3-3), a Mazzarri basta più semplicemente tirar fuori l'asso nella manica (che sia Insigne?).

martedì 16 ottobre 2012

sempre più perplesso...

Perplesso, il Boemo scruta l'orizzonte...