domenica 15 novembre 2009

qualificazioni mondiali: thriller africano

Di Diego Del Pozzo

Mentre in Europa si disputava l'andata degli spareggi tra le migliori seconde dei vari gironi, nel resto del mondo le qualificazioni per Sudafrica 2010 hanno offerto grandi emozioni e alcuni verdetti sorprendenti.
In particolare, è stata l'Africa a proporre, più che semplici partite di calcio, autentici thriller. Innanzitutto, vanno registrate le clamorose rimonte di due favorite della vigilia, Camerun e Nigeria, che sono riuscite ad avere la meglio sulle rivali dei rispettivi gironi soltanto al termine della giornata conclusiva. Nel suo gruppo, infatti, il Camerun ha superato un Marocco allo sbando (2-0, con reti di Webo ed Eto'o, qui sopra esultante al fischio finale) mentre il Togo batteva 1-0 il Gabon: e da quando Paul Le Guen ha preso possesso della panchina dei Leoni Indomabili, i suoi giocatori hanno vinto cinque partite su cinque, segnando undici gol e subendone soltanto uno, recuperando una qualificazione che sembrava persa. Ha destato anche maggiore scalpore, però, la qualificazione delle Super Aquile nigeriane, che soltanto a pochi minuti dalla fine sono riuscite a superare in classifica la Tunisia, che nel frattempo si "suicidava" perdendo 1-0 in Mozambico e vanificando i due punti di vantaggio in classifica (mentre la Nigeria vinceva 3-2 in Kenia con due gol di "Oba Oba" Martins e la scavalcava sul filo di lana).
Il thriller africano più atteso, però, era probabilmente quello in programma tra Egitto e Algeria, due giganti del Continente, divisi da un'acerrima rivalità riesplosa nei giorni scorsi in atti di violenza che avevano quasi fatto saltare il match decisivo. Una sconfitta di misura sarebbe stata sufficiente agli algerini per qualificarsi, mentre i padroni di casa avevano bisogno di vincere con tre gol di scarto. Ebbene, i Faraoni hanno chiuso l'incontro sul 2-0, con reti di Zaki dopo due minuti e Meteab addirittura al novantacinquesimo (qui sotto, l'esultanza dei giocatori egiziani al termine della partita): il risultato determina un'assoluta parità in classifica e manda le due squadre a uno spareggio in gara secca, previsto per mercoledì in Sudan.
Con la qualificazione di Camerun e Nigeria, dopo Ghana e Costa d'Avorio e in attesa di una tra Egitto e Algeria, il contingente africano a Sudafrica 2010 - con i padroni di casa, ovviamente, qualificati di diritto - si presenta più agguerrito e qualitativo che mai. Magari, il primo Mondiale disputato in Africa potrebbe proporre, finalmente, il definitivo salto di qualità di un movimento calcistico atteso da troppo tempo ai massimi livelli.
Ps: A proposito di qualificazioni mondiali squilibrate per motivi unicamente geo-politici, infine, non posso fare a meno di sottolineare che, mentre due ottime squadre come Egitto e Algeria si giocheranno un solo posto per il Sudafrica, i dilettanti della Nuova Zelanda vi si sono qualificati superando 1-0 il Bahrain nello spareggio di ritorno Asia-Oceania. Mah!

venerdì 13 novembre 2009

pensiero della settimana: proprietà privata

Di Diego Del Pozzo

Qualcuno in Federazione - magari il presidente Abete? - dovrebbe spiegare all'ineffabile commissario tecnico Marcello Lippi che la nazionale italiana di calcio non è un club privato di sua proprietà, ma appartiene innanzitutto ai tifosi.
Lui deve semplicemente gestirla, fino a scadenza di contratto. Ma non deve e non può considerarla proprietà privata, utilizzando come "arma di ricatto" il titolo di campione del mondo vinto ormai quasi quattro anni fa in Germania.

mercoledì 11 novembre 2009

il suicidio di robert enke e lo shock di una nazione

Di Marco Degl'Innocenti

Robert Enke, il portiere della nazionale tedesca e dell'Hannover suicidatosi ieri, gettandosi sotto un treno, era affetto da una profonda depressione. E' stato rivelato stamattina in una commovente conferenza stampa indetta dal club tedesco, cui hanno partecipato la vedova Theresa e lo psicoterapeuta Valentin Markser che lo aveva in cura. Particolarmente commovente la testimonianza della vedova, che ha ricordato come la depressione fosse comparsa in lui dopo gli insuccessi sportivi a Barcellona e ad Istanbul: "Quando era nella fase acuta di depressione sono stati momenti molto difficili, perché gli mancava ogni motivazione e speranza".
Già nel 2003 Enke si era rivolto allo specialista, dopo alcuni mesi sembrava guarito, ma negli ultimi tempi la depressione era ritornata a farsi sentire profondamente. Soprattutto dopo la sua non ancora chiarita infezione batterica, che lo aveva tenuto lontano dal calcio per molto tempo: "Il calcio per lui era tutto - ha detto la moglie - e ora temeva di perderlo a causa della depressione e di perdere anche la nostra figlioletta adottiva Leila, quando avesse capito di avere un padre depresso". Teresa ha aggiunto di aver fatto di tutto per stargli vicina, per convincerlo che il calcio non era tutto nella vita. Il dottor Markser, dopo aver precisato che il portiere aveva recentemente rifiutato l'invito a farsi ricoverare per un trattamento specifico in clinica, ha anche aggiunto che nella lettera di addio il giocatore si scusava "per avere consapevolmente ingannato tutti, per poter portare a compimento il suo piano di suicidarsi".
Questa mattina in segno di lutto il c.t. Loew ha annullato il previsto allenamento. E nel pomeriggio è stato deciso di cancellare l'amichevole di sabato sera a Colonia tra la Germania e il Cile. "La squadra è sotto shock - ha spiegato il presidente federale Theo Zwanziger - e non c'è tempo di rielaborare il lutto: in queste condizioni non è possibile giocare". E Oliver Bierhoff, team manager della Nazionale, ha commosso tutti mettendosi a piangere durante la conferenza, incapace di proseguire dopo aver spiegato "che mai avevamo avuto sentore che la situazione potesse essere così grave". Tutta la squadra è stata messa in libertà: il ritiro riprenderà domenica, dopo che i giocatori avranno partecipato ai funerali di Enke.
[...] Profondo il dolore, accanto all'incredulità, ad Hannover, la città nella cui squadra Enke giocava. I tifosi si sono radunati già nella tarda serata di martedì, subito dopo che la triste notizia era stata diffusa, davanti alla sede della società. Mano a mano sono stati deposti mazzi di fiori, accese candele, le cui fiammelle hanno formato sulla strada un grande numero "96", quello che fa parte del nome ufficiale della squadra, ricordando la sua data di fondazione, il 1896. [...] Anche stamattina numerosi tifosi erano davanti alla sede del club. In una prima conferenza stampa della polizia di Hannover, già nella tarda serata di martedì, sono stati resi noti alcuni dettagli che hanno confermato, come ribadito dagli inquirenti stessi, il suicidio.
Il calciatore, dopo aver lasciato nella tarda mattinata il campo dove aveva regolarmente effettuato un allenamento con il preparatore dei portieri dell'Hannover, Joerg Sievers, non è tornato a casa. Il suo procuratore, Joerg Neblung lo ha cercato a lungo al cellulare, ma non ha avuto risposta: "Abbiamo avuto paura - ha detto - ho mandato sua moglie Theresa a cercarlo in giro ed ho allarmato la polizia". Evidentemente anche chi gli stava più vicino sapeva che Robert stava attraversando un momento poco felice. Secondo il quotidiano Bild il giocatore, figlio di uno psicologo, da qualche tempo si stava sottoponendo ad una psicoterapia: "Un paio di giorni fa abbiamo parlato molto insieme - ha riferito il medico della squadra, Wego Kregehr - gli ho detto che dopo l'infezione batterica che l'aveva colpito ormai tutto era tornato a posto. Non mi ha mai detto o fatto capire di avere problemi psicologici". Oggi in conferenza stampa si è presentata la moglie Theresa, visibilmente scossa, con lo psichiatra che aveva in cura il portiere. Theresa ha confermato i problemi psicologici: "Era molto depresso. Non lo sapevano in molti, ma era in cura da uno psichiatra da tempo".
Enke non è tornato a casa. Ha diretto la sua Mercedes fuoristrada verso una stradina ai lati della ferrovia, vicino alla stazione di Elvese, ad un paio di chilometri dalla sua casa, nel paese di Empede, vicino ad Hannover. Su uno dei sedili dell'auto il portiere ha lasciato il suo portafogli e non ha chiuso a chiave le portiere, prima di allontanarsi per raggiungere la linea ferroviaria e percorrere a piedi qualche decina di metri lungo la massicciata. Alle 18.47 è stato travolto dal regionale che da Brema andava ad Hannover, ad una velocità di 160 km orari. Il macchinista si è accorto, ma ovviamente troppo tardi, che una persona, pochi metri davanti la sua cabina, si stava gettando sui binari. Vigili del fuoco e polizia sono stati allertati subito e in pochi minuti hanno raggiunto il treno, che nel frattempo aveva frenato la sua corsa. La polizia ha subito avvertito la moglie Theresa, che si è recata sul luogo della tragedia e non ha resistito allo choc dopo aver visto il corpo del marito, tanto che è stata subito soccorsa da una equipe medica.
"Prima che uno venga portato a una situazione che può diventare ancora più infelice, è meglio darci un taglio definitivo": queste parole di Robert Enke, ricordate dal sito del settimanale Focus, risalgono al 2003 e suonano, adesso, come un tragico presagio. Enke e sua moglie Theresa, nel 2006 avevano perso la loro figlioletta Lara, due anni, dopo un calvario di operazioni per una malattia cardiaca. Nello scorso maggio i coniugi avevano adottato Leila, che oggi ha otto mesi. Ma forse il dolore per la perdita della prima figlia era rimasto incolmabile. Il luogo dove Enke si è tolto la vita è a breve distanza dal cimitero ove è sepolta la piccola Lara.

martedì 10 novembre 2009

differenze di... altitudine

Di Diego Del Pozzo

Poiché ieri si sono celebrati i vent'anni dalla caduta del Muro di Berlino, mi sembra appropriato riproporre anche qui questa significativa citazione "in tema" che ho trovato nel Blob della settimana sul sito Gazzetta.it. Eccola: "C'è una differenza di altitudine tra le due città che potrebbe essere dannosa per la nostra prestazione. E due giorni a Dresda non basterebbero per ambientarci". Letta così, la frase non significa nulla e, dunque, va rapidamente spiegata.
Si tratta della storica giustificazione che diede Wilhelm Neudecker, il presidente del grande Bayern Monaco degli anni Settanta, in occasione del match di ritorno con la Dynamo Dresda (qui a lato il logo del club) valido per gli ottavi di finale della Coppa dei Campioni 1973. Il massimo dirigente bavarese, infatti, giustificò così la sua decisione di far dormire il Bayern, la sera prima della partita, nella cittadina di Hof, poco distante dal confine Ovest-Est, piuttosto che a Dresda. Il dettaglio esilarante - ma indicativo del clima che si respirava all'epoca, anche nel mondo dello sport - è quello riguardante l'altitudine media di Dresda, 112 metri, decisamente minore rispetto a quella media di Monaco di Baviera: 529 metri. Il sito de La Gazzetta dello Sport ha ripreso, a sua volta, questa curiosità d'epoca dal quotidiano Il manifesto.

lunedì 9 novembre 2009

una inarrestabile macchina da gol

Di Diego Del Pozzo

E sono trentasei! Sì, perché con la quaterna di sabato pomeriggio allo stadio Molineux di Wolverhampton contro i Wanderers (1-4), lo scoppiettante Arsenal di questo inizio stagione è arrivato già a 36 gol segnati in 11 gare di Premier League disputate (qui sotto, il capitano Cesc Fabregas subito dopo la sua rete realizzata ai Wolves). Se dovesse continuare a questo ritmo, dunque, potrebbe diventare la prima squadra ad abbattere il "muro" dei 100 gol in un unico torneo di Premier.
E, volendo tornare più indietro nel tempo, l'Arsenal 2009-2010 ha anche la concreta possibilità di superare il record del club, risalente al campionato 1930-1931, quello del primo titolo conquistato dai Gunners nell'allora First Division sotto la guida del "mitico" manager Herbert Chapman: in quell'anno, infatti, grazie soprattutto al tridente d'attacco composto da Jack Lambert (38 gol), David Jack (31) e Cliff Bastin (28) - ma col supporto, naturalmente, anche di altri compagni come, per esempio, Joe Hulme (14 gol) - l'Arsenal raggiunse le 127 reti in 42 partite disputate, alla strabiliante media di 3.02 (qui nella foto, quella grande squadra in posa dopo la vittoria in campionato).
Sembra quasi incredibile, ma finora i ragazzi di Arsène Wenger stanno segnando a una media addirittura superiore: ben 3.27 gol a partita. Naturalmente, però, i tifosi dell'Arsenal si augurano che a fine campionato si possa raccogliere qualche titolo più rilevante di quello di squadra più prolifica di sempre... Magari proprio lo stesso titolo che il club riuscì a vincere in quel lontano 1931.

sabato 7 novembre 2009

un napoli grigio come la sua divisa, però...

Di Diego Del Pozzo

Un Napoli grigio come la sua divisa da trasferta esce comunque indenne dallo stadio "Massimino" di Catania, al termine di un match che lo ha visto subire quasi costantemente nei confronti dei padroni di casa etnei, i quali hanno offerto una commovente dimostrazione di attaccamento al proprio traballante allenatore Atzori. Lo 0-0 conclusivo, anche alla luce delle palle-gol sprecate dal Catania, è risultato non disprezzabile, soprattutto se si considera quanto segue:
1) Storicamente, il Napoli di De Laurentiis ha sempre sofferto di più contro le cosiddette "piccole", piuttosto che contro quegli avversari dotati di maggior tecnica, blasone e fascino;
2) Dopo la difficilissima settimana scorsa - tre partite in otto giorni, contro Fiorentina (vittoria in trasferta: 0-1), Milan (entusiasmante pareggio casalingo: 2-2) e Juventus (trionfo in trasferta: 2-3) - molti calciatori erano un po' scarichi mentalmente, prim'ancora che atleticamente (nella foto, Luca Cigarini circondato dai giocatori avversari);
3) Di fronte, gli uomini di Walter Mazzarri avevano un Catania quasi all'ultima spiaggia e, per questo, aggressivo e iper-motivato. E, indubbiamente, i siciliani hanno risposto meglio dei partenopei;
4) Più in generale, Catania è un campo sul quale, per condizioni "ambientali" e altro, non è mai così facile riuscire a vincere, anche per le cosiddette "grandi" della Serie A;
5) Ancora una volta, il Napoli ha giocato senza poter contare sul vero Fabio Quagliarella, cosa che in trasferta pesa certamente più che in casa, soprattutto in contesti "caldi" come quello catanese.
Insomma, io stesso avrei firmato alla vigilia per un pareggio contro il Catania, in modo da dare ulteriore continuità alla striscia di Mazzarri sulla panchina partenopea. Può andare bene così, dunque, nonostante un Napoli che - pure per merito degli avversari - ha fatto certamente meno di quanto era nelle sue possibilità.

venerdì 6 novembre 2009

lo spettacolo dell'arsenal, in attesa del week-end

Di Diego Del Pozzo

Domani pomeriggio (ore 18.30) l'Arsenal gioca in Premier League allo stadio Molineux contro il Wolverhampton. In questa trasferta non semplicissima cercherà di raccogliere i tre punti, attraverso la medesima proposta di calcio spettacolare che sta offrendo dall'inizio della stagione, in particolar modo quando si esibisce in casa.
In attesa del match di domani, dunque, godiamoci lo spettacolo offerto mercoledì sera in Champions League contro gli olandesi dell'AZ Alkmaar, nella splendida cornice londinese dell'Emirates Stadium.

giovedì 5 novembre 2009

un esempio di come la pensa (bene) mazzarri

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 5 novembre 2009)

La mentalità vincente di Walter Mazzarri emerge in modo chiaro anche da dettagli apparentemente poco importanti. Un buon esempio è rappresentato da quanto accaduto ieri mattina, quando il capitano Paolo Cannavaro e le tre stelle Hamsik, Lavezzi e Quagliarella erano attesi in pieno centro cittadino, nonostante a Castelvolturno fosse in programma un doppio allenamento, per girare uno spot promozionale commissionato da Mediaset Premium in vista del definitivo passaggio alla televisione digitale terrestre previsto per inizio dicembre.
Ebbene, come ampiamente pronosticato da chi conosce bene il vulcanico e pignolo tecnico toscano, sul set già allestito in piazza Monteoliveto (accanto al comando provinciale dei Carabinieri) non s'è visto nessuno dei calciatori "convocati" per l'improvviso impegno pubblicitario, nonostante lo storyboard già ben dettagliato (con l'indicazione delle singole scene che toccavano a ciascun atleta-attore), le tante comparse pronte per recitare assieme ai propri beniamini, le macchine da presa in pratica già accese e le maestranze dello Studio Rapa in azione da ore. Mazzarri, infatti, avrebbe posto il veto alla partecipazione dei quattro, contattando immediatamente il presidente Aurelio De Laurentiis - uno che di set e riprese se ne intende - e spiegandogli le proprie ragioni: che poi sono unicamente quelle del lavoro e della concentrazione. A Catania - deve essere stato il pensiero di Mazzarri - si gioca già sabato pomeriggio, con la trasferta verso la Sicilia prevista per domani: era fuori discussione, dunque, che quattro pilastri della squadra come Cannavaro, Hamsik, Lavezzi e Quagliarella potessero assentarsi a uno dei pochi altri allenamenti a disposizione per provare schemi e giocate da proporre contro la combattiva compagine etnea guidata dal traballante Atzori. Il Napoli - avrebbe fatto presente Mazzarri - doveva assolutamente allenarsi a ranghi compatti e, soprattutto, non perdere la concentrazione in vista di un impegno che lo stesso tecnico ha indicato come prova di maturità per la sua squadra. Così, nonostante l'impegno già preso con Mediaset, il presidente De Laurentiis s'è lasciato convincere, facendo prevalere l'uomo di calcio su quello di spettacolo e comunicazione.
Intanto, sul set napoletano di piazza Monteoliveto (nella foto, un dettaglio del set) si è dovuti passare, sotto la pioggia, a un imprevisto "Piano B", non senza qualche disappunto da parte della produzione. Il malandato Ape Piaggio "truccato" con i colori del Napoli è rimasto fermo in un angolino e senza autista: avrebbe dovuto guidarlo Cannavaro, facendo le veci di un venditore ambulante impegnato a promuovere il digitale terrestre. E gli scugnizzi convocati come comparse non hanno potuto sfidare nella prevista partitella in piazza Hamsik, Lavezzi e Quagliarella, che si sarebbero anche dovuti improvvisare antennisti per finzione.
Al momento, non si sa ancora quando lo spot potrà essere rigirato, poiché pure durante la prossima sosta per le gare delle nazionali tre dei quattro "calciattori" saranno fuori Napoli, impegnati con le selezioni dei rispettivi Paesi.

martedì 3 novembre 2009

pensiero della settimana: gol doppi...

Di Diego Del Pozzo

Il Milan, nella doppia sfida di Champions League col Real Madrid, ha dovuto segnare ben sei gol validi - quattro al Santiago Bernabeu e due a San Siro - per vedersene convalidare quattro: cioè, poco più del cinquanta per cento.
Forse, quando si gioca in Europa contro gli influentissimi blancos, la regola dei "gol doppi" - solitamente, quelli siglati in trasferta, a parità di gol totali nel doppio confronto - viene interpretata in questo modo...

lunedì 2 novembre 2009

juventus-napoli 2-3: le immagini

Di Diego Del Pozzo

A suggello di un week-end di Serie A che ha visto il Napoli recuperare in classifica tre punti sul Parma e due su Sampdoria, Palermo, Genoa e Udinese (tutte, presumibilmente, concorrenti dirette per il quinto e sesto posto finale e conseguente qualificazione alla Europa League), riviviamo le emozioni dell'impresa di Torino di sabato pomeriggio, quando gli azzurri hanno espugnato lo stadio Olimpico battendo la Juventus per 3-2 al termine di una clamorosa rimonta da 0-2. Ecco le immagini: buon divertimento!